È Alaa Faraj, con il libro “Perché ero ragazzo” (Sellerio, 2025), il vincitore della XXII edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani. L’annuncio ufficiale è stato dato oggi, martedì 14 aprile, dalla presidente della giuria Angela Terzani Staude. Il riconoscimento, nato dalla sinergia tra il festival vicino/lontano e la famiglia dello scrittore scomparso, premia un’opera definita dai giurati come una testimonianza esemplare di dignità.
Dal sogno del calcio all’incubo del carcere
La storia di Alaa Faraj inizia a Bengasi, dove nel 2015 era un giovane studente di ingegneria e una promessa del calcio. Con l’università e i campionati bloccati dalla guerra civile libica, Alaa decide di inseguire il futuro in Europa imbarcandosi segretamente. Quella traversata si trasformò però in tragedia con la morte di 49 persone nella stiva. Accusato di essere lo scafista e di concorso in omicidio plurimo, il ragazzo è stato condannato a 30 anni di carcere.
Un romanzo nato dietro le sbarre
L’incontro decisivo per la nascita del libro avviene in carcere con Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto. È a lei che Alaa inizia a inviare fogli di fortuna scritti a mano in stampatello, lettera dopo lettera. Ne è scaturito un romanzo epistolare e di formazione costruito direttamente dall’autore attraverso una lingua imparata in carcere.
Nel testo, Faraj racconta la propria vicenda e continua ad affermare la sua innocenza, accettando, sempre fiducioso nella giustizia, il ruolo del detenuto, ma mai quello del criminale. Lo scorso dicembre, il Presidente Mattarella gli ha concesso la grazia parziale, riducendo la pena di oltre undici anni, mentre è attualmente in corso una revisione del processo.
La motivazione della giuria
La giuria sottolinea come il libro rappresenti il percorso di un giovane che non si arrende alla disperazione e che trasforma la propria esperienza in una forma di resistenza attraverso la scrittura. Al centro del riconoscimento c’è la capacità dell’autore di raccontare una vicenda segnata da dolore e privazione senza rinunciare alla dignità personale.
La voce del vincitore
“Scrivere questo libro non è stato facile”, ha dichiarato Alaa Faraj commentando il riconoscimento. L’autore ha spiegato quanto sia stato doloroso tornare indietro nel tempo per rivivere emozioni difficili, definendo però l’opera un atto doveroso per dare voce anche a chi, in quella tragedia, non ha avuto giustizia. Faraj ha ribadito di non cercare risarcimenti economici, ma la restituzione della propria dignità e la libertà fisica da ottenere in un’aula di tribunale, senza accettare compromessi sulla propria innocenza.
La serata d’onore al Teatro Nuovo
Il momento centrale della premiazione si terrà sabato 9 maggio alle ore 21 presso il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, all’interno del programma del Festival vicino/lontano. La serata, condotta da Marino Sinibaldi, vedrà la partecipazione di Angela Terzani, Alessandra Sciurba, Luciana Castellina e don Francesco Saccavini, con un collegamento del giurista Gustavo Zagrebelsky. L’evento sarà arricchito dalle letture dell’attore Massimo Somaglino e dagli interventi musicali dell’Orchestra del Conservatorio “J. Tomadini” di Udine. Alaa Faraj potrà partecipare alla cerimonia previa autorizzazione delle autorità competenti.
