Il braccio rotante è stato calato nel nuovo centro di Protonterapia al Cro di Aviano.
Un passaggio decisivo per la realizzazione del nuovo centro di Protonterapia del Cro di Aviano. Nella giornata di oggi, martedì 18 agosto, è stato calato all’interno del bunker il gantry, il grande braccio rotante dell’impianto che avrà il compito di indirizzare con estrema precisione il fascio di protoni verso il paziente.
La struttura, dal peso di circa 75 tonnellate, è stata posizionata attraverso un’apertura temporanea realizzata nel tetto del bunker. Domani sarà invece la volta del sincrociclotrone, l’acceleratore di particelle che pesa circa 50 tonnellate. Se il cronoprogramma sarà rispettato, dopo le fasi di montaggio, collaudo e validazione, i primi pazienti potranno essere trattati nell’autunno del 2027.
Un investimento da 38,5 milioni di euro
Alla delicata operazione ha assistito anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha sottolineato il valore strategico dell’investimento. “Questa è simbolicamente una giornata molto importante perché l’investimento per la protonterapia al Cro di Aviano è molto oneroso ed è una scelta forte, che rivendico con forza: l’onere delle decisioni è un peso che spesso si preferisce evitare per il suo costo, ma che poi si paga in termini di capacità di risposta ai bisogni di salute delle persone. Mi auguro che questo investimento rafforzi la reputazione del nostro sistema sanitario, restituendo fiducia ai cittadini e superando le contrapposizioni di chi guarda ai destini dei singoli e non a quelli della comunità. Oggi considerare una neoplasia oncologica come un elemento di cronicità è una grande conquista”.
Il progetto vale complessivamente 38,5 milioni di euro, finanziati dalla Regione e attraverso fondi propri del Cro, comprese le risorse provenienti dalle donazioni private e dal 5 per mille. L’installazione del sistema richiederà circa 11 mesi e comprenderà il montaggio meccanico delle diverse componenti, la validazione dell’acceleratore, l’installazione dei sistemi di posizionamento dei pazienti e di gestione del fascio, le verifiche radiografiche e la validazione complessiva dell’intero centro.
Il Cro sarà il primo istituto oncologico pubblico italiano con la Protonterapia
Una volta completato, il Cro diventerà il primo istituto oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia e il quinto centro in Italia a disporre di questa tecnologia, dopo le strutture di Trento, Pavia, Catania e Rozzano.
“La scelta deve innanzitutto avere una condizione tecnica, la capacità di rispondere a un bisogno conclamato e delle potenzialità di flusso, perché a questo sono correlate anche le risorse economico-finanziarie, molto ingenti in questo caso visto che alla fine si toccheranno 40 milioni di euro”, ha osservato Riccardi.
Secondo l’assessore, l’investimento rientra in una strategia più ampia per consolidare il Cro come punto di riferimento nazionale e internazionale nella cura e nella ricerca oncologica, aumentando al tempo stesso la capacità di attrarre professionisti altamente specializzati. Alla visita erano presenti anche il sindaco di Aviano Paolo Tassan-Zanin, il presidente della Fondazione Cro Aviano Onlus e di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti e il presidente del Comitato di indirizzo e valutazione del Cro Piero Cappelletti, già direttore generale dell’istituto.
Come funziona la Protonterapia
A spiegare le caratteristiche della nuova tecnologia è stato il direttore dell’Oncologia radioterapica del Cro, Maurizio Mascarin. La Protonterapia consentirà di affiancare alla radioterapia tradizionale con fotoni il trattamento con protoni, permettendo ai medici di scegliere la soluzione più adatta in base alle caratteristiche del tumore e del paziente.
La principale differenza riguarda la possibilità di controllare con maggiore precisione la profondità alla quale il fascio di protoni si arresta, riducendo così l’irradiazione dei tessuti sani che si trovano intorno alla neoplasia. Un vantaggio particolarmente importante per i pazienti pediatrici, per i tumori situati vicino a organi critici e per le recidive localizzate in aree che sono già state sottoposte a radioterapia.
La maggiore protezione dei tessuti sani permette inoltre di diminuire il rischio di effetti collaterali tardivi. Mascarin ha ricordato come, a distanza di 25 o 30 anni, possano ancora emergere conseguenze legate ai trattamenti effettuati negli anni Ottanta e Novanta, compresi i cosiddetti secondi tumori indotti dalle precedenti terapie.
Fino a 200 pazienti all’anno
Il reparto di Oncologia radioterapica del Cro segue attualmente circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno. Le stime indicano che la Protonterapia potrà essere utilizzata per circa 150-200 pazienti all’anno, all’incirca il 10 per cento della casistica complessiva. A pieno regime l’impianto potrà trattare circa 20 pazienti al giorno. Il bacino di riferimento non sarà limitato al Friuli Venezia Giulia, ma potrà comprendere anche il Veneto, la Slovenia e l’Austria.
Una parte dell’attività della macchina sarà inoltre destinata alla ricerca, in particolare allo studio dell’interazione tra protoni e nuovi farmaci oncologici, immunoterapie e terapie molecolari.
Una precisione nell’ordine del decimo di millimetro
Gli aspetti tecnici dell’installazione sono stati illustrati dal coordinatore dei lavori per IBA Group, Matteo Pasini. Il sistema dovrà operare con una precisione nell’ordine del decimo di millimetro, rendendo indispensabili un accurato allineamento e una successiva calibrazione di tutte le componenti.
Il responsabile del procedimento Dimitri Troncon ha invece illustrato le prossime fasi del cantiere, che prevedono il completamento della copertura del bunker e delle opere necessarie alla radioprotezione. In alcuni punti, proprio per garantire la schermatura, le pareti raggiungono uno spessore vicino ai tre metri. Il progetto è stato avviato nel settembre 2024 ed è affidato al raggruppamento temporaneo di imprese composto dalla belga IBA – Ion Beam Applications e dalla Bettiol Srl.
La nuova struttura sarà collegata direttamente all’attuale Radioterapia oncologica attraverso un corridoio interrato e comprenderà, oltre al bunker che ospiterà il macchinario e alle sale di trattamento, anche un’area sanitaria destinata all’accoglienza dei pazienti, alle attività cliniche e ai servizi di supporto.
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