Da Bartali a Pantani, due secoli in sella: a Villa Manin la rivoluzione sociale della bicicletta

Alcuni degli esemplari in mostra a Villa Manin

A Villa Manin di Passariano di Codroipo prende il via la mostra “Ruota Libera”, un ampio progetto espositivo dedicato alla bicicletta come oggetto simbolo di trasformazione sociale, culturale e tecnologica.

L’iniziativa, promossa dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia (ERPAC FVG), sarà visitabile dal 19 maggio al 30 agosto 2026 e propone un viaggio attraverso oltre due secoli di storia della mobilità.

Curata dal collezionista Mario Cionfoli, l’esposizione riunisce più di 60 biciclette d’epoca e contemporanee, provenienti dal museo “Bicicleria” di Vicenza, il Museo della Bicicletta di Salcedo (VI), la Collezione Renato Bulfon di Mortegliano e la collezione privata di Alessandro Gallici, offrendo un racconto che intreccia innovazione tecnica, sport e cambiamenti sociali.

Dalla draisina alle biciclette moderne: due secoli di evoluzione

Il percorso espositivo prende avvio nel 1815 con l’invenzione della draisina da parte del barone Karl von Drais, considerata il primo prototipo di bicicletta. Nata come risposta a una crisi climatica che aveva ridotto la disponibilità di cavalli, questa invenzione segna l’inizio di una lunga evoluzione tecnologica.

Da mezzo inizialmente elitario, la bicicletta si è progressivamente trasformata in uno strumento di lavoro, di trasporto quotidiano e infine in protagonista dello sport moderno. Un cambiamento che, come racconta la mostra, ha contribuito a ridefinire anche le possibilità di movimento e autonomia delle persone.

Le dichiarazioni: “Un oggetto che ha cambiato la società”

“La bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto: è uno strumento di libertà, emancipazione e scoperta”, sottolinea il curatore Mario Cionfoli. “Con questa mostra vogliamo raccontare come un oggetto apparentemente semplice abbia contribuito a trasformare la società, influenzando la cultura, lo sport e lo sviluppo tecnologico”.

Sulla stessa linea il vice governatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Cultura Mario Anzil, che in occasione dell’inaugurazione ha evidenziato il valore del progetto. “Villa Manin è un luogo di formazione, produzione ed esposizione culturale: ci piace far dialogare queste antiche stanze con installazioni insolite come le biciclette, capaci di raccontare l’evoluzione della nostra società”, ha dichiarato.

Anzil ha aggiunto: “Interpretare l’epoca in cui viviamo e anche il nostro passato da un punto di vista differente permette di capire i cambiamenti culturali ed economici della società. Queste biciclette raccontano un’evoluzione in senso di emancipazione e libertà individuale: hanno rappresentato per molti l’opportunità di lavorare e spostarsi oltre i confini della prossimità, diventando fonte di progresso”.

Un percorso tra tecnologia, sport e innovazione industriale

La mostra “Ruota Libera” si sviluppa attraverso sezioni tematiche che mettono in luce l’evoluzione tecnica della bicicletta. Dai primi telai in ferro e acciaio si arriva all’alluminio e alla fibra di carbonio, fino alle innovazioni più recenti come il cambio elettronico e i freni a disco.

Accanto ai modelli, il percorso è arricchito da fotografie d’epoca, documenti e materiali d’archivio che raccontano anche il ruolo della bicicletta come motore di innovazione industriale. Molte soluzioni tecniche sviluppate per il ciclismo hanno infatti trovato applicazione in altri settori, dall’automotive all’aeronautica.

Ampio spazio è dedicato anche al ciclismo sportivo, con biciclette legate a grandi campioni come Gino Bartali, Tadej Pogačar e Marco Pantani. Proprio su quest’ultimo il vice governatore Anzil si è soffermato, sottolineando come la sezione dedicata al corridore offra “un ulteriore motivo di interesse grazie a una ricostruzione filologica delle sue biciclette”.

Bicicletta ed emancipazione femminile: il simbolo di Alfonsina Strada

Un capitolo importante della mostra è dedicato al ruolo della bicicletta nel processo di emancipazione femminile. Inizialmente osteggiata e considerata inappropriata per le donne, la bicicletta è diventata nel tempo uno strumento di autonomia e libertà personale.

Figura simbolo di questo percorso è Alfonsina Strada, unica donna ad aver partecipato al Giro d’Italia maschile nel 1924, emblema di una trasformazione sociale che la bicicletta ha contribuito a rendere possibile.

Villa Manin e il valore culturale della mostra

L’esposizione “Ruota Libera” si inserisce nel più ampio programma culturale di Villa Manin, confermando il ruolo del complesso come spazio di dialogo tra storia, arte e contemporaneità. “È un viaggio nel tempo, quasi seduti in sella, che permette di rivivere le epoche fino ai giorni nostri”, ha concluso Anzil. “Una grande opportunità non solo per gli amanti dell’arte, ma anche per gli appassionati di ciclismo”.

“Villa Manin – ha aggiunto Lydia Alessio-Vernì, Direttrice Generale di ERPAC -, si conferma ancora una volta come uno spazio privilegiato di dialogo tra storia, cultura e innovazione. L’unicità della mostra “Ruota Libera” risiede nella capacità di raccontare due secoli di trasformazioni sociali, tecnologiche e culturali attraverso un oggetto quotidiano e universale come la bicicletta”.

La mostra sarà visitabile fino al 30 agosto 2026, dal martedì alla domenica, con riduzioni previste ogni prima domenica del mese. Sono inoltre previsti eventi collaterali durante tutto il periodo espositivo.