Giovane di Paularo morto nel cantiere: ci sono altri 4 indagati

A tre mesi dalla tragedia, l’inchiesta sulla morte di Andrea Misson, giovane operaio di appena 21 anni originario di Paularo, si allarga: salgono a cinque gli indagati per l’incidente mortale avvenuto in un cantiere edile in Costiera triestina. Il giovane era stato travolto da un pesante tubo per la colata di cemento durante i lavori di ristrutturazione di una villa. Morì dieci giorni dopo, il 16 ottobre, all’ospedale di Cattinara per le gravi ferite riportate.

L’ipotesi di reato per tutti gli indagati è omicidio colposo. Le indagini, si concentrano sulla dinamica dell’incidente e sulle eventuali responsabilità legate alla sicurezza sul lavoro, all’utilizzo e alla manutenzione del macchinario coinvolto.

Il primo a finire nel registro degli indagati è stato Giuseppe Screm, titolare della ditta “Costruzioni Screm” di Tolmezzo, per la quale lavorava Misson. Ora, sono stati notificati altri quattro avvisi di garanzia a figure riconducibili ad altre aziende coinvolte nella progettazione, costruzione e manutenzione dell’impianto utilizzato in cantiere.

Proprio quel macchinario – un sistema per la colata di cemento – è ora oggetto di una delicata perizia tecnica, avviata nelle scorse settimane. Rimane sotto sequestro. L’esame, affidato a un perito nominato dalla Procura, rappresenta un passaggio fondamentale per ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente e stabilire se vi siano state negligenze o violazioni delle norme sulla sicurezza. Gli indagati hanno potuto nominare propri consulenti tecnici per partecipare agli accertamenti.

Secondo le prime ricostruzioni, Misson stava maneggiando la sezione finale del tubo, forse per un’operazione di pulizia, quando è stato improvvisamente colpito. Pare si fosse posizionato a valle del macchinario, con l’impianto ancora in pressione: una condizione che potrebbe aver causato il distacco improvviso del tubo, il quale lo ha travolto, facendolo precipitare da un’altezza di circa cinque metri.

Il giovane fu trasportato d’urgenza in elicottero all’ospedale di Trieste, dove fu operato, ma non riuscì a sopravvivere. Dopo dieci giorni di agonia, spirò. Il suo ultimo gesto – la donazione delle cornee – ha ridato la vista ad altre persone, lasciando un segno di speranza in una vicenda tragica.