Una vera e propria industria clandestina delle sigarette tra Gonars, Remanzacco e Buttrio, con numeri e modalità operative senza precedenti in Friuli Venezia Giulia. A smantellarla è stato il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Trieste, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano. L’operazione ha portato alla luce un’organizzazione criminale articolata, composta da soggetti italiani e stranieri, attiva nella produzione e distribuzione illegale di sigarette su scala europea.
La fabbrica nascosta tra capannoni e scambi notturni
Il sistema ruotava attorno a tre punti strategici in provincia di Udine: uno stabilimento produttivo a Gonars, un deposito a Remanzacco e un’area di “exchange parking” a Buttrio utilizzata per lo scambio dei rimorchi tra diversi vettori.
Proprio questo meccanismo, attuato soprattutto di notte, consentiva di rendere irriconoscibile la filiera del trasporto, impedendo alle forze dell’ordine di ricostruire il percorso delle merci e risalire al luogo di produzione.
All’interno del capannone di Gonars, i finanzieri hanno scoperto una fabbrica clandestina altamente tecnologica, dotata di due linee produttive capaci di sfornare fino a un milione di sigarette al giorno, perfettamente confezionate in pacchetti e stecche di marchi noti come Marlboro e LM.
Impianti sofisticati e produzione autonoma
Le perizie tecniche hanno evidenziato come i macchinari fossero comparabili a quelli delle case produttrici ufficiali, con sistemi avanzati di lavorazione e confezionamento.
Per evitare controlli, la struttura era stata isolata acusticamente con materiali fonoassorbenti, dotata di videosorveglianza interna ed esterna e alimentata da un potente generatore industriale a gasolio, completamente scollegato dalla rete elettrica.
L’intero ciclo produttivo si svolgeva all’interno dello stabilimento: dalla lavorazione del tabacco grezzo fino al confezionamento finale, con magazzini dedicati ai materiali accessori come filtri, cartoncini e cellophane.
Operai “reclusi” e lavoro in condizioni estreme
Al momento del blitz, la fabbrica era in piena attività. I militari hanno sorpreso 21 lavoratori stranieri (ucraini e moldavi) impegnati nella produzione, risultati irregolari sul territorio nazionale. Secondo quanto emerso dalle indagini, la manodopera viveva all’interno dello stabilimento in condizioni precarie, con divieto di uscita e ritmi di lavoro estremi, in una situazione definita dagli investigatori prossima alla reclusione.
Un business da 89 milioni di euro
Le indagini, sviluppate in più fasi con il supporto dello S.C.I.C.O. e del Comando provinciale di Udine, hanno ricostruito l’attività dell’organizzazione: in circa cinque mesi sarebbero state prodotte 137 milioni di sigarette, pari a oltre 6,8 milioni di pacchetti.
La merce veniva poi distribuita all’estero, dove il prezzo delle sigarette è sensibilmente più alto rispetto all’Italia, garantendo margini enormi. Il valore complessivo delle attività illecite è stato stimato in circa 89 milioni di euro, a fronte di costi di produzione di pochi centesimi a pacchetto.
La scelta del Friuli Venezia Giulia come base operativa si è rivelata strategica per la vicinanza ai mercati europei e alle principali arterie di trasporto.
Arresti, sequestri e rete internazionale
L’inchiesta ha portato alla denuncia di 29 persone, di cui tre arrestate, con accuse che vanno dall’associazione per delinquere al contrabbando, dalla contraffazione all’immigrazione clandestina.
Sequestrate oltre 77 tonnellate tra sigarette e tabacco, per un valore di oltre 18 milioni di euro, insieme a macchinari industriali per 1,5 milioni e mezzi pesanti per oltre 200 mila euro. Dalle indagini inoltre emergerebbe inoltre il coinvolgimento di una società di autotrasporti con sede a Trieste, utilizzata come snodo logistico per l’intera operazione, oltre a una rete internazionale con base nell’Est Europa. Tra i beni sequestrati, un generatore industriale del valore di circa 50 mila euro è stato destinato dalla magistratura alla Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia.

