La parola “artigianale” non potrà più essere usata come slogan o come etichetta di marketing. Entra infatti in vigore la norma prevista dalla legge annuale per le PMI che regolamenta l’utilizzo del termine nelle pubblicità di prodotti e servizi.
Una novità che mette ordine in un ambito dove, troppo spesso, si è giocato sull’ambiguità a scapito delle vere imprese artigiane. Per CNA FVG si tratta di un passaggio fondamentale, atteso da anni da chi lavora davvero con le mani, con le competenze e con la qualità che caratterizzano il tessuto produttivo regionale: il Friuli Venezia Giulia, infatti, dove l’artigianato rappresenta una parte essenziale dell’economia locale, è tra i territori che potranno più beneficiare della nuova tutela.
Sanzioni fino all’1% del fatturato
La norma introduce anche sanzioni pesanti: chi usa impropriamente il termine “artigianale” rischia una multa fino all’1% del fatturato, con un minimo di 25.000 euro. Una misura che scoraggia chi si presenta come “artigiano”, senza averne titolo, per convenienza commerciale, e contrasta la concorrenza sleale, un tema particolarmente sentito in Friuli Venezia Giulia dove la qualità delle produzioni – dal legno al cibo, dal tessile al design – è un tratto distintivo riconosciuto a livello internazionale. “Artigianale non è un aggettivo, è un mestiere – sottolinea il presidente CNA FVG Maurizio Meletti -. In una regione come la nostra, dove migliaia di imprese custodiscono saperi autentici, questa norma protegge sia chi lavora, sia i consumatori”.
Più trasparenza e tutele.
“È un passo avanti importante – prosegue Meletti – che rafforza la trasparenza e valorizza il lavoro vero, quello dei laboratori, delle botteghe, delle officine. Ora sarà essenziale garantire controlli efficaci, perché questa tutela funzioni davvero e perché il termine artigianale torni a significare ciò che deve: competenza, autenticità, identità”. “L’artigianato cambia passo – conferma il direttore Roberto Fabris -. Con l’entrata in vigore della nuova legge diventa finalmente impossibile fare pubblicità ingannevole, come quella nota industria del mobile che si definiva “artigiani della qualità”. È l’inizio di una tutela vera dell’artigianato dal punto di vista normativo: le peculiarità che sono la forza del made in Italy devono essere rispettate e protette, altrimenti rischiamo di perdere un patrimonio unico”.
Da oggi, quindi, il gelato artigianale dovrà essere preparato senza “polveri misteriose”, in un laboratorio dove qualcuno pesa, miscela e assaggia più volte; in un “tavolo artigianale” non si limiterà a offrire un “effetto legno” su catalogo: deve esistere chi quel legno lo ha tagliato, levigato e trasformato. Idem per l’abito sartoriale: nascerà dalle mani sapienti di sarti “veri”, con ago e filo e creatività.
