La pioggia spegne l’estate di fuoco: stop all’allerta incendi, ma il conto è salato

L'incendio sul Monte Amariana

Dopo settimane di incendi, caldo estremo e siccità, il Friuli Venezia Giulia può finalmente abbassare la guardia. La Regione ha decretato la fine dello stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio regionale, dopo che le piogge e il calo delle temperature hanno fatto venire meno le condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme.

È la svolta al termine di un’estate particolarmente pesante per i boschi del FVG. Dall’11 luglio, quando era stato dichiarato lo stato di massima pericolosità, sono divampati oltre 40 incendi, sui 81 registrati dall’inizio dell’anno. Complessivamente, le fiamme hanno percorso 966 ettari sui 1.096 ettari interessati dai roghi in tutto il 2026.

La pioggia cambia il quadro

La decisione è stata assunta nella mattinata di sabato dal Servizio Foreste della Direzione risorse agroalimentari, forestali e ittiche, d’intesa con il Corpo forestale regionale e sentita la Protezione civile regionale.

A cambiare radicalmente la situazione sono state le condizioni meteo. Tra il 18 e il 19 agosto, il Friuli Venezia Giulia è stato raggiunto da una forte perturbazione, che ha portato precipitazioni intense e un deciso calo delle temperature.

Le piogge hanno bagnato i terreni dopo un lungo periodo di siccità, mentre l’aumento dell’umidità nell’aria e nel suolo ha ridotto drasticamente l’infiammabilità della vegetazione.

Anche gli indici tecnici che misurano il rischio di innesco e propagazione degli incendi boschivi sono rientrati sotto la soglia di massima allerta. Al momento resta attivo soltanto l’incendio divampato in località Contron, nel territorio di Claut, seguito dal personale della Stazione forestale di Claut.

Oltre 40 roghi dall’11 luglio

Era l’11 luglio 2026 quando il Servizio Foreste aveva dichiarato lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi sull’intero territorio regionale. Da allora sono divampati più di 40 roghi, ossia praticamente la metà (in poco più di un mese) degli 81 incendi registrati dall’inizio dell’anno. Gli ettari interessati dalle fiamme nel periodo sono stati 966.

Un bilancio elevato rispetto agli ultimi tre anni e paragonabile a quello del 2022, quando gli incendi avevano colpito soprattutto il Carso e complessivamente erano stati interessati 1.347 ettari, di cui 1.151 di bosco.

Considerando la superficie forestale regionale (inventario nazionale 2015) pari a oltre 323.000 ettari, il confronto con altri fenomeni naturali mostra che la tempesta Vaia ha distrutto circa 3.700 ettari nel 2018, il bostrico più di 2.000 ettari negli ultimi 6 anni.

Ora comincia la conta dei danni

La fine dell’allerta non chiude però il capitolo degli incendi. Per il sistema forestale regionale comincia ora la fase di rilievo delle superfici realmente percorse dal fuoco e di valutazione dei danni.

Le Stazioni forestali dei territori interessati hanno iniziato a rilevare i parametri e a calcolare le superfici bruciate, finora soltanto stimate. Per gli incendi meno estesi è partita anche l’analisi del livello di severità del fuoco, necessaria per quantificare i danni ai diversi popolamenti forestali. Un lavoro che servirà non soltanto a fotografare quanto è accaduto, ma anche a individuare le aree che potrebbero presentare nuove criticità.

Dal Monte Amariana ai versanti a rischio

Tra gli incendi che richiedono particolare attenzione c’è quello del Cuel Fletron-Monte Amariana, nei territori di Amaro e Tolmezzo.

Le fiamme hanno avuto fasi evolutive molto diverse, anche nell’arco della stessa giornata, determinando livelli differenti di danno nei boschi interessati. Per questo la valutazione della severità dell’incendio sarà importante per capire quali conseguenze potranno avere i roghi sul territorio.

La mappatura servirà anche a individuare le zone che potrebbero presentare criticità future, soprattutto nei versanti sovrastanti le infrastrutture. In questi casi potrebbero essere necessari interventi di messa in sicurezza anche dal punto di vista idrogeologico.