“Caccia” al lavoratore in Fvg: più di un colloquio su tre salta perché i candidati non si presentano

Il mercato del lavoro attuale si trova a fare i conti con un paradosso: se da un lato l’attenzione dei media è catalizzata dai tavoli di crisi delle grandi multinazionali, dall’altro per le piccole e medie imprese il problema attuale è opposto: la mancanza di personale.

Oggi la vera difficoltà per molti datori di lavoro non è tanto selezionare i profili migliori, quanto riuscire a portare i candidati a fare il colloquio. In Friuli Venezia Giulia il fenomeno ha assunto dimensioni importanti. Secondo i dati della CGIA di Mestre, nella regione il 37,4 per cento delle selezioni programmate fallisce perché nessuno si presenta all’appuntamento, un dato che supera nettamente la media nazionale, ferma al 30,2 per cento.

Udine maglia nera regionale in un Nordest che arranca

I dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre mostrano come il fenomeno della mancata presentazione ai colloqui di selezione sia radicato soprattutto nel Nordest, ma è all’interno del territorio friulano che si registrano i picchi più preoccupanti. La provincia di Udine si attesta come la realtà più colpita a livello regionale, registrando un tasso di appuntamenti deserti che sfiora il quaranta per cento.

Un record negativo che trascina il territorio udinese sul podio delle province italiane (terzo posto) dove si fatica di più a reclutare manodopera, trainato dalle richieste insoddisfatte nei settori della metalmeccanica e del legno-arredo. Il resto della regione non mostra scenari migliori e segue a brevissima distanza: Pordenone registra il 36,6 per cento di selezioni andate a vuoto, seguita da Gorizia al 35,9 per cento e da Trieste al 35,8 per cento, confermando come l’intero territorio friulano si trovi ampiamente sopra la soglia critica nazionale.

Il confronto nazionale tra aree virtuose e territori in crisi

La mappa italiana del lavoro mostra una netta spaccatura geografica, ribaltando i tradizionali equilibri occupazionali della penisola. Le situazioni peggiori in assoluto a livello regionale si concentrano lungo l’arco alpino: la Valle d’Aosta detiene il primato negativo nazionale con il 39,5 per cento di selezioni fallite per assenza di candidati, seguita dal Trentino Alto Adige con il 39 per cento e, appunto, dal Friuli Venezia Giulia.

Dall’altra parte della classifica, il Centro-Sud: la Puglia vanta la performance migliore del Paese limitando i colloqui deserti al 24,9 per cento, seguita a ruota dalla Campania e dal Lazio. Questa tendenza trova conferma anche nella classifica delle singole province, dove Trento, Aosta e Udine si confermano i tre territori più snobbati d’Italia, mentre Bari, Taranto e Avellino si distinguono come le tre aree dove la risposta alle convocazioni aziendali resta più alta.

I settori in sofferenza e la svolta culturale dei candidati

La difficoltà di reperimento non colpisce in modo omogeneo il sistema produttivo, ma si concentra con forza in alcuni comparti specifici. A livello nazionale, il settore delle costruzioni e dell’edilizia registra la quota più alta di appuntamenti saltati, seguito a ruota dal comparto del legno-mobile e dalle aziende multiutility collegate alla gestione di acqua ed energia.

Alla base di questo cortocircuito economico, riporta la Cgia di Mestre, si muove un profondo cambiamento culturale che sta interessando soprattutto le nuove generazioni. I giovani hanno modificato radicalmente la propria scala dei valori, mettendo in secondo piano il solo fattore stipendio a favore di una maggiore flessibilità oraria e di un reale equilibrio tra vita privata e attività professionale.

Di fronte ad annunci che propongono turni pesanti, retribuzioni giudicate inadeguate o scarse prospettive di carriera, la scelta dei candidati è quella di rinunciare alla selezione ancora prima di incontrare l’azienda, una dinamica amplificata dal progressivo calo demografico e da una scuola non sempre allineata con i profili tecnici richiesti dal mercato.