La passione per il gelato non teme la crisi: in Fvg una spesa da 38 milioni di euro

Non c’è inflazione o calo di stipendio che regga di fronte a una pallina di gelato: la spesa per questo prodotto simbolo dell’estate continua a essere confermata dalle famiglie del Friuli Venezia Giulia, che in un anno spendono in media 38 milioni di euro, contribuendo al totale di 1,8 miliardi complessivi registrato in Italia.

A testimoniare la forza del settore sono i dati aggiornati al primo trimestre del 2026 diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato, frutto di un’elaborazione su fonti Istat, Unioncamere-Infocamere e Agenzia delle Entrate.

Eccellenza artigiana: 8 laboratori su 10 sono artigianali

A fare la differenza è la qualità diffusa del prodotto sul territorio. In regione, infatti, ben 8 laboratori su 10 sono artigianali (79,7%), dato che proietta il Friuli Venezia Giulia al terzo posto in Italia per incidenza della produzione artigiana, dietro soltanto a Basilicata e Molise e con un valore nettamente superiore alla media nazionale del 65,6%.

I laboratori di gelateria in senso stretto presenti in regione sono 244, numero che supera quota 300 se si considerano anche le pasticcerie che affiancano il gelato ai prodotti da forno e i laboratori che non effettuano la vendita al dettaglio.

Prezzi, gusti e nuove tendenze

“La stagione sta confermando la disponibilità delle famiglie a investire nel gelato di qualità – spiega da Lignano Sabbiadoro Giorgio Venudo, presidente regionale dei gelatieri di Confartigianato Fvg –. Il costo medio di una pallina è di 2 euro, mentre un chilogrammo di gelato costa in genere 24 euro”.

Sul fronte delle preferenze dei clienti, accanto alla crescita della domanda per i frullati alla frutta senza latte, i gusti più richiesti restano quelli classici: nocciola, pistacchio, mandorla, stracciatella e bacio, resi unici da una ricerca continua delle materie prime.

Stangata sulle materie prime: rincari fino al +43% in 5 anni

Ed è proprio l’approvvigionamento degli ingredienti, unito ai costi energetici, a rappresentare la principale sfida per le imprese locali. Le rilevazioni di giugno 2026 evidenziano infatti forti impennate rispetto ai prezzi di cinque anni fa, oltre a qualche isolato assestamento nell’ultimo anno.

Il costo delle uova è quello che ha registrato l’aumento più marcato, arrivando a costare il 43% in più rispetto al 2021 e un +8% su giugno 2025. Rincari a due cifre anche per la frutta, salita del 32% nel quinquennio (+2% sull’anno precedente), per lo zucchero (+31%) e per il latte (+25%), anche se per questi ultimi due ingredienti essenziali si nota un leggero calo del 2% rispetto al 2025. Infine, cacao e cioccolato segnano un incremento del 22% in cinque anni, mantenendosi tuttavia stabili nel confronto con lo scorso anno.

“Gli aumenti – sottolinea e conclude Venudo – non sono legati a scelte commerciali dell’artigiano, ma all’evidente e documentata crescita dei costi delle materie prime e di quelli di produzione”.