In Fvg il primo impianto mobile d’Italia che protegge il mare dalle specie invasive

Nei porti di Trieste e Monfalcone entra in servizio Pure Ballast: ecco come funziona.

Un nuovo strumento per proteggere l’ecosistema marino dell’Alto Adriatico e rendere più sostenibile il sistema portuale regionale. È entrato ufficialmente in servizio Pure Ballast, il primo e unico impianto mobile in Italia dedicato al trattamento delle acque di zavorra provenienti dalle navi, realizzato e gestito da Itelyum Sea FVG.

L’impianto permetterà ai porti di Trieste e Monfalcone di disporre di un servizio specializzato direttamente in banchina, pensato per ridurre uno dei principali rischi ambientali legati al traffico marittimo: la diffusione di specie acquatiche aliene e microorganismi potenzialmente dannosi per gli ecosistemi locali.

Il problema delle acque di zavorra

Le acque di zavorra vengono utilizzate dalle navi per garantire stabilità e sicurezza durante la navigazione. Da decenni, però, sono riconosciute a livello internazionale come una delle principali vie di diffusione di specie non indigene, capaci di alterare gli equilibri naturali dei mari in cui vengono scaricate.

Il tema è seguito da tempo anche dall’International Maritime Organization, che ha affrontato la questione attraverso la Convenzione internazionale per il controllo e la gestione delle acque di zavorra. Il rischio è particolarmente rilevante nell’Adriatico, un mare ricco di biodiversità ma anche fortemente esposto alla pressione delle attività umane e del traffico navale.

Le specie aliene trasportate dalle navi possono competere con quelle autoctone, modificare gli habitat e incidere su ambienti di pregio come le praterie di Posidonia. Secondo le stime legate al progetto ALIENA, finanziato nell’ambito del programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027 e che vede Arpa FVG tra i partner, nel Mediterraneo sono presenti circa 1.100 specie non indigene, di cui circa 217 nell’Adriatico e quasi 90 nel Golfo di Trieste. Almeno la metà delle specie aliene presenti nel Mare Adriatico sarebbe stata introdotta attraverso il traffico navale.

Una tecnologia mobile per Trieste e Monfalcone

Con l’entrata in funzione di Pure Ballast, i porti regionali potranno contare su un impianto completamente containerizzato e trasportabile, in grado di operare in prossimità delle aree portuali. La capacità di trattamento arriva fino a 300 metri cubi all’ora.

Il processo si basa su una combinazione di filtrazione e trattamento con raggi ultravioletti, una tecnologia che consente di eliminare particelle, organismi e microorganismi presenti nell’acqua senza l’utilizzo di sostanze chimiche. L’acqua trattata viene così restituita secondo gli standard internazionali previsti per questo tipo di attività.

“La tutela della biodiversità marina e la prevenzione dell’introduzione di specie invasive rappresentano una sfida globale che richiede strumenti concreti e innovativi. Con l’entrata in servizio di Pure Ballast mettiamo a disposizione del territorio una tecnologia unica nel panorama nazionale, capace di coniugare efficienza operativa e protezione dell’ambiente”, sottolinea Alessandro Bullo, amministratore delegato di Itelyum Sea FVG.

Il collaudo e il valore ambientale dell’investimento

La nuova soluzione è stata collaudata alla presenza dell’Autorità Marittima, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, dei tecnici della Regione Friuli Venezia Giulia e di Arpa FVG, confermandone la piena funzionalità.

L’investimento rientra nel percorso di innovazione ambientale portato avanti da Itelyum, orientato allo sviluppo di tecnologie avanzate per una gestione più sostenibile delle risorse e dei servizi ambientali. Con Pure Ballast, il Friuli Venezia Giulia rafforza il proprio ruolo di laboratorio per la transizione ecologica applicata alla portualità e alla logistica marittima, mettendo a disposizione del sistema portuale una soluzione concreta per la tutela del mare e della biodiversità dell’Alto Adriatico.