Una storia di emigrazione, talento artigianale e successo internazionale torna al centro della memoria della comunità di Toppo di Travesio. Venerdì 9 maggio, alle 17.30, nella sede della Società Operaia, sarà presentato il libro “Dipingere con la pietra. La storia dei fratelli Melocco”, scritto da Zeny Edwards e dedicato alla vicenda dei fratelli Pietro, Antonio e Galliano Melocco, partiti dal Friuli e diventati protagonisti nel campo del mosaico, del marmo e del terrazzo in Australia.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Storica di Toppo, con il patrocinio del Comune di Travesio e dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti, EFASCE – Pordenonesi nel Mondo.
La presentazione a Toppo
L’appuntamento si aprirà con i saluti istituzionali di Francesca Cozzi, sindaco del Comune di Travesio, Giovanna Fabris, presidente dell’Associazione Storica di Toppo, e Luisa Forte, vicepresidente EFASCE Pordenonesi nel Mondo.
Seguiranno gli interventi di Delia Baselli, che approfondirà il legame tra la famiglia Melocco e il borgo di Toppo, e di Javier P. Grossutti, che racconterà l’esperienza imprenditoriale dei fratelli Melocco tra l’Italia e l’Australia. Saranno presenti anche Victoria e Francesca Hynes, nipoti di Pietro Melocco, in arrivo direttamente da Sydney. Al termine dell’incontro è previsto un rinfresco.
Dalla pietra all’arte, il successo dei Melocco
Il volume ricostruisce l’epopea dei tre fratelli Melocco, capaci di portare in Australia una competenza tecnica e artistica profondamente legata alla tradizione friulana. Partiti da Toppo, Pietro, Antonio e Galliano riuscirono a imporsi come maestri nella lavorazione della pietra, diventando figure di riferimento nel settore dei mosaici, del marmo e del terrazzo.
La loro attività contribuì a definire l’estetica di numerosi edifici pubblici e religiosi australiani nel corso del Novecento. Tra le opere più note ricordate nel libro figura anche il celebre Tasman Map, conservato nella State Library di Sydney.
Il legame tra Toppo e Sydney
Quella dei Melocco non è soltanto una storia familiare o imprenditoriale, ma anche il racconto di un’intera comunità in movimento. Dai primi anni del Novecento fino al secondo dopoguerra furono circa 250 i toppani che emigrarono in Australia. Molti di loro erano terrazzieri e trovarono lavoro proprio nell’azienda dei fratelli Melocco, rispondendo al loro invito.
Negli anni Cinquanta i Melocco divennero tra i più importanti e ricchi imprenditori edili italiani in Australia, senza però recidere il legame con il paese d’origine. Attorno al 1956 contribuirono infatti al finanziamento della costruzione dell’acquedotto di Toppo, lasciando un segno concreto anche nella comunità da cui erano partiti.
Il valore della memoria friulana
“La storia dei fratelli Pietro, Antonio e Galliano Melocco – commenta il presidente dell’EFASCE, Angioletto Tubaro – rappresenta un esempio straordinario di come le radici friulane abbiano saputo innestarsi in contesti internazionali, portando competenza tecnica e visione artistica”.
Per Tubaro, il libro non è solo la cronaca di un successo imprenditoriale nel settore dell’architettura australiana, ma anche la testimonianza di un legame rimasto vivo tra il borgo di Toppo e la metropoli di Sydney. “Ricordare la vicenda umana e professionale dei fratelli Melocco – aggiunge – significa onorare il contributo dei tantissimi nostri emigranti allo sviluppo delle grandi città sparse per il mondo, mantenendo viva laggiù la memoria storica e artistica del nostro territorio friulano”.
Il libro di Zeny Edwards
Zeny Edwards, autrice e storica dell’architettura, è nota per le sue ricerche dedicate alla conservazione del patrimonio. Con “Painting with stone. The story of the Melocco Brothers”, titolo originale dell’opera, ricostruisce con attenzione la storia dei tre fratelli friulani e della loro azienda, mettendo in luce l’abilità artigianale, l’innovazione e la capacità di trasformare la pietra in una forma d’arte.
La presentazione di Toppo sarà quindi l’occasione per riportare questa vicenda nel luogo da cui tutto ebbe origine: un piccolo borgo friulano capace, attraverso il lavoro dei suoi emigranti, di lasciare un’impronta duratura dall’altra parte del mondo.
