Il futuro e la messa in sicurezza del fiume Tagliamento resta al centro dell’attenzione regionale. Il gruppo civico “Noi siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi” ha chiesto di superare definitivamente la delibera regionale n. 530 del 2024 e di ripensare l’intera strategia di gestione del rischio idraulico lungo il corso del fiume.
La richiesta arriva dopo l’audizione del professor Andrea Rinaldo in IV Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, durante la quale sono emerse criticità significative nelle basi scientifiche utilizzate per pianificare gli interventi previsti sul Tagliamento. In particolare, i dati idrologici e climatici attualmente utilizzati sarebbero considerati non più adeguati a rappresentare gli scenari futuri legati ai cambiamenti climatici.
“Servono dati aggiornati e un cambio di metodo”
Secondo il gruppo, progettare opere idrauliche senza considerare l’evoluzione climatica e gli scenari futuri rappresenterebbe un rischio tecnico e amministrativo. Da qui la richiesta di fermare l’attuale percorso decisionale e ripartire con una revisione complessiva del Piano di gestione del rischio alluvioni (PGRA).
Nel mirino anche il percorso che punta alla redazione del Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DOCFAP). Per il comitato, questo strumento avrebbe carattere operativo e non potrebbe modificare le scelte strategiche già contenute nel PGRA. Se le basi conoscitive del piano risultassero superate, continuare su questa strada rischierebbe di creare un “cortocircuito amministrativo”.
Il timore espresso dal gruppo è che l’aggiornamento dei dati climatici, senza una revisione più ampia dell’impostazione del piano, possa portare a giustificare opere ancora più invasive, come nuovi sbarramenti o interventi in cemento nell’alveo del fiume.
Le richieste del gruppo civico
Alla luce delle criticità evidenziate, il gruppo “Noi siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi” ha formulato una serie di richieste alla Regione Friuli Venezia Giulia. Tra queste, l’abbandono dei progetti di grandi opere trasversali nell’alveo del fiume e la revoca delle delibere regionali 530/2024 e 1076/2024, considerate alla base dell’attuale percorso progettuale.
Il comitato propone inoltre la riscrittura del PGRA attraverso una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), introducendo la valutazione di soluzioni basate sulla natura e ipotesi di delocalizzazione selettiva nelle aree più esposte al rischio. Un’altra priorità indicata riguarda lo spostamento delle risorse verso un piano straordinario di manutenzione del reticolo idraulico minore nella Bassa Friulana, ritenuto fondamentale per la sicurezza del territorio.
Tra i punti sollevati anche la revisione della decisione di ridurre la portata dello scolmatore Cavrato da 2.500 a 1.200 metri cubi al secondo. Secondo il gruppo, questa scelta rischierebbe di aumentare la pressione idraulica sulle comunità del tratto terminale del Tagliamento e sull’area di Lignano.
La proposta di un Parco fluviale
Il documento propone infine l’avvio dell’iter per istituire un Parco fluviale del Tagliamento, insieme a una nuova forma di governance per la gestione del fiume. L’obiettivo, secondo il gruppo, sarebbe quello di rafforzare la partecipazione delle comunità locali nelle decisioni sul territorio. Tra le richieste compare anche la redazione del Piano di gestione dei sedimenti, previsto dalla normativa ma ancora non attivato in Friuli Venezia Giulia.
“Il Tagliamento è un sistema vivo e complesso, non un canale artificiale”, sottolinea sottolieano, invitando a puntare su un approccio integrato capace di coniugare ingegneria idraulica, ecologia e diritto ambientale. Solo così, sostengono, sarà possibile garantire sicurezza alle popolazioni e al tempo stesso preservare uno dei sistemi fluviali più naturali d’Europa.
