La discussione in Regione sul Tagliamento. Per gli esperti serve rivedere i modelli di stima delle piene,
I modelli utilizzati finora per stimare le piene del fiume Tagliamento potrebbero non essere più adeguati a descrivere e gestire gli scenari futuri. L’aumento degli eventi meteorologici estremi e il rapido cambiamento climatico rendono infatti necessario aggiornare le valutazioni idrologiche su cui si basano le opere di sicurezza idraulica.
È quanto emerso dall’analisi tecnica condotta dall’ingegnere e idrologo Andrea Rinaldo sul Piano di gestione del rischio alluvioni del Tagliamento, illustrata nel corso dell’audizione odierna della IV Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, presieduta da Giuseppe Ghersinich (Lega). Alla seduta hanno partecipato anche l’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro e i componenti del Comitato degli esperti sul Tagliamento.
L’analisi tecnica sul rischio alluvioni
L’audizione prendeva spunto da una mozione presentata nei mesi scorsi dal capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg Massimo Moretuzzo, con la quale si chiedeva alla Giunta regionale di avviare un percorso per affrontare il tema della messa in sicurezza del fiume. La mozione è stata poi ritirata dopo l’avanzamento degli studi affidati dalla Regione al professor Rinaldo e la decisione dell’assessore Scoccimarro di convocare un’audizione per illustrare gli aggiornamenti più recenti.
Secondo quanto spiegato dallo studioso, i modelli idrologici utilizzati fino a oggi si basano principalmente sulle serie storiche delle piene del passato. Tuttavia, l’evoluzione del clima e la crescente frequenza di eventi estremi potrebbero rendere questi riferimenti meno affidabili.
“Le opere previste per il Tagliamento – ha spiegato Rinaldo – sono state progettate assumendo come riferimento la piena storica del 1966 che, alla sezione di Pinzano, raggiunse una portata di circa 2.500 metri cubi al secondo. Un dato che, alla luce delle nuove dinamiche climatiche, potrebbe non essere più sufficiente per definire le condizioni di sicurezza future”.
Per questo motivo lo studioso ha sottolineato la necessità di “ridefinire le piene di riferimento e aggiornare gli strumenti di analisi”, così da evitare che opere progettate su ipotesi non più attuali possano risultare inefficaci.
Il confronto tra gli esperti
Nel corso del dibattito sono emerse anche posizioni diverse tra gli esperti del Comitato sul Tagliamento. Da una parte è stata evidenziata la necessità di rivedere l’approccio tradizionale, integrando discipline come geomorfologia, idrologia, idraulica e gestione dei dati. Dall’altra è stata richiamata l’urgenza di non rinviare ulteriormente le decisioni operative e di portare a completamento alcune opere considerate importanti per la sicurezza del territorio.
Tra queste sono state citate in particolare le opere di diaframmatura ancora mancanti nell’area di Latisana, ritenute da alcuni tecnici fondamentali per ridurre il rischio idraulico nelle zone più esposte. Secondo gli esperti, pur nella complessità del quadro climatico, il rischio può comunque essere mitigato attraverso interventi progressivi come opere di laminazione delle piene, manutenzione dell’alveo e gestione delle golene.
L’equilibrio tra sicurezza e tutela del fiume
Nel suo intervento Rinaldo ha inoltre richiamato la necessità di un processo decisionale aperto e basato sul confronto. “Chiunque abbia competenze o proposte deve poter portare al decisore la propria valutazione di costi e benefici”, ha spiegato, ricordando che spetterà poi alle istituzioni assumersi la responsabilità delle scelte finali.
Lo studioso ha anche sottolineato l’importanza di preservare le caratteristiche naturali del Tagliamento, uno dei pochi grandi fiumi europei ancora in gran parte liberi da infrastrutture. Eventuali opere temporanee, ha evidenziato, “non devono impattare sul capitale naturale e sulla morfologia unica del fiume”, evitando interventi che possano generare conseguenze irreversibili.
Infine, Rinaldo ha invitato a non escludere a priori soluzioni già analizzate in passato. “Prima di assumere decisioni definitive è necessario riesaminare tutte le opzioni alla luce delle conoscenze scientifiche più aggiornate e del quadro complessivo del bacino idrografico”. “Il ruolo della comunità scientifica – ha concluso – non è stabilire quale opera debba essere realizzata, ma fornire basi scientifiche solide su cui le istituzioni possano fondare le proprie scelte”.
Il confronto politico.

Ampio anche il confronto politico tra i consiglieri regionali nel corso dell’audizione in IV Commissione. “L’analisi sul rischio idrogeologico presentata conferma la correttezza delle posizioni assunte negli anni scorsi da chi si era opposto ad alcune opere previste per il fiume, giudicate troppo impattanti dal punto di vista ambientale” ha detto Rosaria Capozzi (M5s), chiedendo che “finalmente si proceda a un concreto cambio di metodo. Meno annunci e meno improvvisazione”.
Maddalena Spagnolo (Lega) non ha nascosto “una forte delusione. Dopo anni di studi sembra quasi di arrivare a un azzeramento del lavoro fatto finora. Se l’evento del 1966 non è più un parametro cautelativo per definire il rischio di piena, allora dobbiamo dirci con chiarezza che il rischio per quei territori è ancora più grave di quanto ipotizzato sino ad ora. La priorità deve essere la salvaguardia dei cittadini”.
Più chiarezza sulle scelte future è quanto hanno chiesto, invece, i consiglieri del Pd. Andrea Carli ha sottolineato come “resti il dubbio sul perché questa analisi non sia stata svolta prima di avviare la progettazione delle opere”. Per Francesco Martines “sicurezza idraulica, tutela del patrimonio naturale del Tagliamento e urgenza di intervenire dovranno guidare le scelte future con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra queste esigenze, accettando eventualmente anche un impatto ambientale limitato qualora necessario per garantire la sicurezza”.
Manuela Celotti ha invece chiesto “maggiore chiarezza nei confronti delle comunità che vivono lungo il Tagliamento”, sollecitando anche “un confronto con l’Autorità di bacino per valutare eventuali revisioni del Piano di gestione del rischio alluvioni e rafforzare il coordinamento con la Regione Veneto”.
Secondo Nicola Conficoni, “lo studio di Rinaldo rappresenta un forte stop alle impostazioni seguite finora e dimostra come nelle valutazioni precedenti non si sia tenuto adeguatamente conto dell’impatto del cambiamento climatico. Si tratta non solo di uno smacco politico, ma anche di un danno per i cittadini”
Massimiliano Pozzo (Pd) ha posto l’attenzione sul fattore tempo, sottolineando come “i ritardi nelle decisioni incidano sia sui costi delle opere sia sulla sicurezza delle comunità. La politica non assume decisioni chiare, mentre i procedimenti amministrativi continuano ad andare avanti”. “La Giunta deve spiegare come intende muoversi rispetto agli atti già adottati e alle linee di indirizzo finora seguite”, ha detto il capogruppo Diego Moretti,
“È illusorio pensare che opere strutturali possano da sole compensare gli effetti dei cambiamenti climatici”, è stato il commento di Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), che ha proposto “di archiviare l’ipotesi del ponte-traversa e puntare su interventi di tipo nature-based”.
L’approccio nature-based è stato richiamato anche da Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg), secondo il quale “l’audizione è stata utile e significativa perché ha riportato la discussione su basi scientifiche”. “Serve chiarezza scientifica e politica” ha detto il collega di partito Marco Putto, che ha suggerito di “valutare soluzioni fuori alveo che permettano di coniugare la protezione dei cittadini con la tutela del sistema naturale del Tagliamento”.
Di diverso avviso Markus Maurmair (FdI), secondo il quale “il lavoro portato avanti in questi anni dalla Regione dimostra che il tema non è rimasto fermo e che si sta costruendo un processo trasparente e partecipato. È un percorso di responsabilità di cui dovremmo essere tutti orgogliosi”.
Serena Pellegrino (Avs) ha sottolineato l’importanza di “coinvolgere i cittadini nel processo decisionale e di ampliare il confronto tecnico, coinvolgendo non solo la direzione Ambiente ma anche le strutture regionali competenti sulla biodiversità, in modo da integrare maggiormente la tutela degli ecosistemi nelle decisioni sulle opere idrauliche”.
“La scelta di coinvolgere Rinaldo è stata voluta per mettere in discussione il percorso seguito finora e basare le decisioni su valutazioni scientifiche, non politiche” ha detto in chiusura l’assessore Scoccimarro, respingendo le accuse di inerzia degli ultimi anni. “Il vero ritardo riguarda gli ultimi 60 anni, durante i quali non si è trovata una soluzione strutturale al problema del Tagliamento. Non esiste ancora una decisione sulle opere da realizzare: questo percorso – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – serve proprio a valutare diverse alternative e arrivare, entro la fine della legislatura, alla scelta della soluzione migliore o del male minore sulla base delle nuove modellazioni idrologiche”.
