Restituire spazio ai fiumi: arriva il docufilm sul Tagliamento

È dedicato al Tagliamento il nuovo docufilm di Roberto Pizzutti, il regista friulano noto per la sua sensibilità sulle tematiche ambientali e per il suo stile scientifico divulgativo. Dopo il suo film «Incanto d’erba … e urgenza», dedicato alla tutela dei prati stabili, Pizzutti si è cimentato in questa nuova opera, dal titolo “Restituire spazio ai fiumi”, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulla tutela dei fiumi e dell’ecosistema naturale del Friuli Venezia Giulia.

La prima proiezione è in programma alle 18.30 di venerdì 23 gennaio al Cinema Visionario di Udine, su iniziativa del gruppo di cittadinanza attiva Noi siamo Tagliamento – Ridare spazio ai fiumi, del Gref (Gruppo regionale di esplorazione floristica) e di Legambiente FVG, con il supporto del Cento espressioni cinematografiche.

Un viaggio alla scoperta del “Re dei fiumi alpini”.

In riuscito equilibrio tra documentazione scientifica e resa estetica delle immagini, il film si presenta non solo come un documentario ambientale, ma come un’esplorazione profonda e quasi sensoriale del Tagliamento, il “Re dei fiumi alpini”. Il letto del fiume si rivela un vasto ecosistema, un organismo vivo che respira attraverso i suoi rami intrecciati ma anche le sue vaste piane inondabili. Un racconto  che rinuncia alla retorica dell’emergenza per adottare lo sguardo dello studioso e dell’amante della natura. Attraverso l’uso di riprese aeree spettacolari e dettagli ravvicinati, la pellicola seziona il paesaggio fluviale mostrandone la struttura a rami intrecciati (braided river), una rarità geologica che permette al Tagliamento, almeno nel suo tratto medio, di essere uno degli ultimi fiumi in Europa a conservare una dinamica naturale intatta.

Il film segue il volo degli uccelli che utilizzano il fiume come corridoio ecologico, i movimenti silenziosi dei pesci nelle acque cristalline e la presenza discreta della fauna terrestre che popola le sue sponde. Nelle immagini anche le tante specie erbacee pioniere che sfidano le piene sui banchi di ghiaia, fino ai boschi ripariali che fungono da polmoni verdi per l’intero territorio friulano.

Senza dimenticare l’uomo, visto non come estraneo, ma come parte di un “dialogo” necessario, sottolineando l’importanza della gestione della pericolosità, ma anche dell’esposizione e della vulnerabilità, della visione sistemica rispetto a una gestione puramente ingegneristica e invasiva. La narrazione riassume le conoscenze di esperti di varie discipline (idro-geomorfologia, biologia, ingegneria.) affidandole a un dialogo tra due interlocutori, mantenendo la complessità dei temi senza eccessive semplificazioni.

È un trionfo della realtà osservata: la cinepresa non ha bisogno di artifici digitali per mostrare la potenza di una piena o la pace di un tramonto sulle anse del fiume. La bellezza risiede nella dinamicità del paesaggio, che cambia aspetto dopo ogni temporale, rigenerandosi proprio come la vita delle migliaia di specie che popolano il fiume e le sue golene, attraverso le stagioni.

L’obiettivo è lanciare una sfida culturale: impegnarci a “restituire spazio ai fiumi” non significa togliere qualcosa alla civiltà, ma riscoprire l’alleanza ancestrale con il fiume, senza dimenticare le soluzioni alternative per ridurre il rischio idraulico nella Bassa Friulana.