Valli del Natisone: perso il 50% dei negozi. Il piano per salvare i borghi parte dalle osterie

Le Valli del Natisone combattono contro una crisi che rischia di svuotare definitivamente i piccoli borghi di montagna. Negli ultimi cinque anni il territorio ha subito un vero e proprio terremoto economico: la metà delle attività di vicinato, tra negozi, bar, trattorie, agriturismi e ristoranti, ha abbassato la serranda. Un dato che non rappresenta solo una perdita finanziaria, ma un colpo durissimo alla tenuta sociale di un’area che vede scomparire i suoi presidi più importanti.

Un presidio sociale che scompare

La fotografia della crisi è stata scattata da Antonio Comugnaro, sindaco di San Leonardo e presidente della Comunità di montagna del Natisone e Torre, durante la tavola rotonda svoltasi a Merso di Sopra/Gorenja Mersa.

“Negli ultimi 5 anni nelle Valli del Natisone abbiamo perso circa il 50% degli esercizi commerciali, inclusi bar, trattorie, agriturismi e ristoranti”, ha denunciato Comugnaro. “Ad ogni chiusura in un borgo montano si perde un fondamentale presidio non solo di servizi per residenti e turisti, ma anche di socialità. Per questo siamo impegnati al massimo nel sostegno a queste realtà produttive del territorio”.

L’osteria come motore di rinascita

In questo scenario di difficoltà, il progetto lanciato da Slow Food Travel Valli del Natisone in collaborazione con DMO Turismo Benečija propone un cambio di paradigma: l’osteria di qualità come ancora di salvataggio per l’economia agricola e turistica. Un locale che offre cibo tipico e sano può diventare un catalizzatore capace di cambiare la vita di un piccolo borgo.

Eugenio Signoroni, esperto gastronomo e curatore per oltre 10 anni della guida “Osterie d’Italia”, ha spiegato l’evoluzione del settore: “L’Italia è ormai costellata di Osterie tipiche e genuine che si sono evolute radicalmente divenendo capaci di fare proposte di eccellenza. Si è anche creata la rete nazionale ‘Premiate trattorie d’Italia’, 24 locali tipici che si promuovono l’un con l’altro, dando luce a territori altrimenti sconosciuti e attraggono persone da tutto il mondo”.

Fare rete per battere l’isolamento

La parola d’ordine per il futuro è unire le forze, un concetto ribadito da Maurizio Topatigh per Slow Food Travel e sostenuto da numerose realtà locali come l’associazione produttori del Refosco di Faedis, Bed&Breakfast FVG, le “Donne della Benecia” e le guide di “Guidati nella meraviglia”. Elisa De Nardo, responsabile di Slow Food del Friuli Aps, ha sottolineato lo spirito dell’iniziativa: “Slow Food Travel è una famiglia inclusiva che progetta e vive insieme per essere lievito di tutto il territorio”.

Raccontare la Benečija per attrarre turisti

Il piano di rilancio punta tutto sulla capacità di fare storytelling. Sandro Quaglia, referente di DMO Turismo Benečija — realtà nata all’interno dell’Istituto per la Cultura Slovena di San Pietro al Natisone — ha tracciato la rotta per il turismo di domani:

“Le testimonianze di oggi ci incoraggiano ad andare avanti su quelle che sono state per noi fin dall’inizio due direttrici fondamentali: fare rete sul territorio e fidarsi sempre di più degli uni degli altri e poi crescere nella capacità di fare ‘storytelling’ di noi stessi, perché oggi i turisti cercano sapori tipici accompagnati da storie autentiche”.