Quel primo tunnel per fuggire dal Muro di Berlino scavato da un goriziano

Il tunnel fu la prima via di fuga sotto il Muro di Berlino.

Si chiama Luigi Spina, “Gigi” il goriziano che, insieme al suo amico Domenico Sesta, detto “Mimmo”, pugliese, organizzò la costruzione del primo tunnel sotto il muro di Berlino. I due, conosciutisi a Gorizia e ritrovati alla Technische Universität di Berlino, infatti, cercavano una via di fuga per liberare il loro compagno di studi Peter Schmidt, rimasto intrappolato insieme alla famiglia nella Berlino Est.

L’incontro a Gorizia.

Luigi Spina già all’età di nove anni vive la divisione di una città: Gorizia era divisa da un filo spinato. Sesta abita nella parte della Gorizia occidentale, mentre quella orientale finisce sotto la Jugoslavia. Nel 1961 iniziò a studiare arte e design all’Università di Berlino Ovest. Poco dopo si ritrova in una nuova città divisa, questa volta a Berlino.

Domenico Sesta, pugliese diplomato, fino all’età di 15 anni fu ospitato in seminario, poi si trasferì a Gorizia per prendere il diploma. Nel frattempo si trovò coinvolto anche nelle manifestazioni di solidarietà della città, all’epoca zona di confine italo-jugoslava. Proprio a Gorizia diventò amico di Spina ed insieme a lui si trasferirono a Berlino, dove Sesta voleva studiare architettura.

L’impresa.

Impiegarono più di quattro mesi i due amici della Berlino Ovest per scavare il tunnel, rischiando così la vita per salvare amici e parenti. Alla fine Sesta e Spina realizzarono una galleria di 135 metri, scavata nel sottosuolo della città e che, il 14 settembre 1962, proprio un anno, un mese e un giorno dopo la costruzione del Muro, aiutò a fuggire ben 29 persone. I due italiani, studenti d’arte, non sapevano come continuare e chiesero l’aiuto di altri compagni della vicina università tecnica: Hasso Herschel e Uli Pfeiffer.

Per finanziare i lavori, Mimmo e Gigi decisero di vendere i diritti delle immagini del tunnel e del trasporto dei rifugiati ad un network americano. In questo modo, tramite il finanziamento della statunitense NBC, i lavori per il “tunnel degli italiani” proseguirono. In cambio la NBC filmò le attività di scavo e il momento in cui uomini, donne e bambini uscivano dalla galleria, trovandosi così in Occidente. Le immagini di quel film si diffusero in tutto il mondo quando la NBC,  il 10 dicembre 1962, le trasmise al grande pubblico di oltre 30 paesi.

Il documentario dell’impresa unica e straordinaria è stato l’unico a vincere un Emmy Award come miglior programma dell’anno. Sesta e Spina nel 2000 ricevettero la Medaglia d’oro al valor civile.

In onda su Rai 3.

Una storia riportata d’attualità, nei giorni scorsi, dalla Rai3, con il documentario “Tunnel della libertà” diretto da Marcus Vetter. Il film, prodotto per le tv tedesche ARD e ARTE, utilizza una serie di interviste ai protagonisti realizzate nel 1999. Il materiale di archivio girato nel 1962, è stato scansionato in 2K e ricostruito a colori in modo realistico con l’aiuto dell’AI e di un elaborato processo di restauro.

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