Sos laguna e assalto dei granchi blu: la scienza scende in campo per salvare la pesca in Fvg

Il progetto Brave per salvaguardare la Laguna di Marano e di Grado.

Il futuro della Laguna di Marano e di Grado passa per una sfida decisiva: difendere la biodiversità dall’invasione delle specie aliene e garantire un domani a pesca e acquacoltura, pilastri dell’economia costiera.

Entra nel vivo BRAVE, il progetto europeo da quasi 7 milioni di euro (finanziato dal programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027) che vede la Regione Friuli Venezia Giulia in prima linea per studiare e curare lo stato di salute delle acque tra Grado e Marano. L’iniziativa, che vede coinvolti 12 partner tra Italia e Croazia, sarà al centro di un importante vertice il 18 febbraio 2026 a Pordenone, durante la fiera internazionale AquaFarm.

Un patto tra Regione e scienziati

Per questa missione, la Regione Fvg ha messo sul piatto un budget di 550.000 euro, attivando una vera task force scientifica. Attraverso il Servizio Caccia e Risorse ittiche, sono state siglate convenzioni strategiche con le Università di Trieste e Udine e con l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale). Al loro fianco opereranno l’ARPA Fvg, il Comitato Consultivo dell’Adriatico e gli stessi pescatori, unendo le forze per allineare la tutela del territorio alle più severe direttive europee.

Trieste studia il “cuore verde” delle valli da pesca

L’Università di Trieste ha il compito di svelare i segreti delle valli da pesca. Queste aree sono considerate “polmoni” strategici per la laguna: lo studio analizzerà il loro ruolo ecologico e la tenuta degli argini nel sistema delle zone umide. L’obiettivo è mappare questi habitat per proteggere la biodiversità e, al tempo stesso, dare valore a quel modello di acquacoltura tradizionale che è un pezzo fondamentale della storia locale.

Udine contro il granchio blu: caccia alla vongola perduta

Uno dei fronti più caldi è affidato all’Università di Udine, che dovrà studiare la crisi dei molluschi bivalvi. Nel mirino c’è l’interazione tra il Cuore di laguna e la Vongola filippina, due specie oggi ai minimi storici.

A minacciarle è soprattutto il temibile granchio blu, la specie aliena invasiva che sta “mangiando” il reddito dei pescatori dell’Alto Adriatico. La ricerca servirà a capire come proteggere queste risorse e assicurare che il lavoro in laguna resti ancora redditizio nonostante i cambiamenti ambientali.

Dna ambientale: la tecnologia dell’OGS per battere sul tempo le specie aliene

L’ultima frontiera della protezione lagunare arriva dall’OGS di Trieste, che utilizzerà tecniche innovative come l’analisi del DNA ambientale. Grazie a questi strumenti, sarà possibile “leggere” nell’acqua le tracce invisibili lasciate dagli organismi, permettendo di individuare la presenza di specie aliene prima ancora che diventino un’emergenza. Una sorta di sistema di allerta precoce per monitorare la rete alimentare della laguna e pianificare una gestione della pesca che guardi davvero al futuro.