Famiglie divise dal confine, successo per il flash mob di Coccau: “Ora ci ascoltino”

Il flash mob a Coccau.

Vogliamo soltanto riunirci e poter tornare a una semi normalità. Il nostro desiderio è di rivedere genitori e figli, fare affidamento sui nonni. Chiediamo soltanto questo”. Parole di Alan Laurenti, tra gli organizzatori del flash mob di ieri al valico italo-austriaco di Coccau per sensibilizzare le istituzioni sulla problematica delle famiglie separate dal lockdown. Con la chiusura dei confini, infatti, molti congiunti non si possono abbracciare da oltre due mesi.

Molti i cittadini, tanto da parte tarvisiana, quanto da quella carinziana, che hanno preso parte alla manifestazione pacifica. “Siamo molto contenti per l’appoggio dei sindaci di Arnoldstein, Hohenturn e Tarvisio, oltre che per quello del vicepresidente del Consiglio regionale, Stefano Mazzolini. Sono stati in molti a darci sostegno, non ce lo aspettavamo” fa notare Laurenti, promotore dell’iniziativa assieme a Rossana Salzano.

Ci sentiamo abbandonati a noi stessi dalle istituzioni, c’è un forte desiderio delle famiglie di riunirsi – prosegue l’organizzatore -. Nonni e nipoti, genitori separati che non possono vedere i figli, sorelline e fratellini dall’altra parte del confine, che prima erano sempre assieme. Tante realtà che necessitano di una risposta”. Da qui l’appello: “Chiediamo di ottenere un lasciapassare per le persone che hanno figli, nipoti e genitori al di là del confine -sintetizza Laurenti -. Un permesso per varcare la barriera, per chi risiede nell’area fra Pontebba e Villach. Una zona, ricordiamo, Covid-free tanto da parte italiana, quanto carinziana”.

Non da ultimo, il problema logistico: prima, i giovani potevano contare sui nonni ai quali affidare i figli per gli impegni di lavoro. “Ora, invece, potremmo essere costretti a pagare una baby sitter che molte volte costa tanto quanto uno stipendio – conclude Laurenti -. Queste problematiche possono sfuggire, i problemi dei governi sono tanti e difficili da risolvere. Ma abbiamo ritenuto giusto creare una manifestazione per dare voce alle nostre richieste”. La speranza è che ora l’appello trovi sponda in Italia e Austria.

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