Un parco, un murale, una canzone: radici piantate nel cemento perché il futuro non dimentichi. Magnano in Riviera ha ricordato l’Orcolat con una cerimonia partecipata nel parco comunale di via Guglielmo Marconi, dove è stato inaugurato il grande murale realizzato dall’artista Simone Mestroni.
Oggi quel parco, che durante il terremoto si era trasformato in punto di incontro e distribuzione di viveri, torna a essere un luogo simbolo di comunità: quello della rinascita. L’intervento artistico ha trasformato una parete di cemento anonima in un’opera pittorica. Non una cronaca visiva, ma una narrazione capace di colpire anche chi quella storia non l’ha vissuta sulla propria pelle. Racconta il sisma, la distruzione e la rinascita attraverso immagini evocative che tengono viva una storia che appartiene all’intero Friuli.
“Essere friulani significa sentirsi parte di quell’avvenimento anche senza averlo vissuto”, ha spiegato Simone Mestroni . Da qui l’idea alla base del murale: un nonno che racconta al nipote la tragedia e la ricostruzione. “È il lavoro che mi ha coinvolto di più, perché parla del sangue che scorre nelle nostre vene”.
La musica dei “Ragazzi del ’76” emoziona la comunità
A rendere ancora più intensa la giornata è stato il brano originale “I ragazzi del ’76”, composto da Barbara Sabbadini su testo di Stefano Ferro ed eseguito dal Coro Musicanova e dalla voce solista di Nicole Golles, diretti dal maestro Aldo Micco. Una narrazione musicale costruita sulle parole dei bambini di allora, capaci di restituire con autenticità l’esperienza vissuta. Dal brano è stato anche realizzato un videoclip, diretto dal regista Simone Vrech, dal forte impatto emotivo e interpretato dalla giovane voce solista di Matilda Tomasetig, figlia di Nicole.
Durante la cerimonia, il sindaco Carlo Michelizza ha ricordato: “Magnano contava 2.250 abitanti e nel ’76 ha avuto 39 morti, molti giovani. Tra loro anche due miei compagni di scuola”. Una perdita personale che si intreccia con quella collettiva, e che oggi il sindaco affida alle nuove generazioni come un dovere morale. “Dobbiamo ricordare i morti, chi in un minuto ha perso la vita. E dobbiamo ricordare le generazioni di nostri padri e nonni, che si sono ritrovati con tutto quello che avevano costruito, perso in sessanta secondi». Ma la commemorazione non si ferma al dolore. “Il carattere dei friulani, il Fasìn di bessoi, il legame con le proprie radici sono stati fondamentali. Però non dobbiamo dimenticare le migliaia di persone giunte da tutto il mondo per aiutarci”.
L’inaugurazione.
All’inaugurazione erano presenti numerose autorità, tra cui l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, il consigliere regionale Edy Morandini, il sindaco di Gemona del Friuli Roberto Revelant, il sindaco di Tarcento Mauro Steccati e il vicesindaco di Montenars Annalisa Zanitti. “Il miracolo della ricostruzione del Friuli — ha sottolineato Zilli — poggia sulla forza della sua gente: persone che conoscono il valore del sacrificio e del lavoro e che hanno saputo onorare i propri morti rimboccandosi le maniche, con la dignità di chi voleva restituire una casa ai propri figli. Un modello che ancora oggi è guardato con ammirazione nel mondo”.
Presente anche una delegazione di Lodi dei Lavoratori Credenti, impegnati per mesi nei soccorsi nella frazione di Billerio. Un legame che resiste da mezzo secolo. «Non siamo qui per ricevere un ringraziamento — ha spiegato Ferruccio Pallavera — ma per ringraziare noi i friulani per ciò che abbiamo ricevuto». Parole che testimoniano un’amicizia nata nella tragedia e diventata patrimonio condiviso.
L’evento, sostenuto dalla Regione FVG e dal Consiglio regionale, è stato organizzato dall’Amministrazione comunale con il supporto della Pro Loco di Magnano in Riviera. L’iniziativa è nata per mano della vicesindaca e assessore alla cultura Luciana Idelfonso, che ha condotto la cerimonia di inaugurazione che ha visto uno spazio pubblico trasformarsi in un luogo di memoria viva, dove identità e futuro continuano a parlarsi.
Il testo della canzone “I ragazzi del ’76”:
Musica: Barbara Sabbadini
Parole: Stefano Ferro
| Italiano | Friulano |
| Bambini a dormire Carosello è finito son quasi le nove avete capito? Mamma fa caldo noi giochiamo al pallone era il sei maggio del settantasei. Sembrava già estate quella sera a Magnano ma un orco aspettava sotto il suolo friulano. Perché tremi terra? Questo non è un gioco sai ci fai paura no non farlo più che fai cader le case no così va tutto giù. Vigili del fuoco alpini volontari fra macerie a scavare storie a salvar memorie insieme a noi. Cosa hai fatto tu? No i mie amici no li hai sepolti e resta solo un pallone blu. | Fruts a durmî Carosello al è finît Cuasi lis nûf Vêso capît? Mame ce cjalt Nô Zuin di balon Ai 6 di Mai Dal settantesîs E jere za istât Chê sere a Magnan L’Orc al spietave Sot la tiere furlane Parcè tremistu tiere Nol è un zûc, sastu? Tu nus fâs pôre No sta fâlu plui Tu tiris jù cjasis Cussì al va jù dut Pompîrs, alpins, volontaris Jentri i madons A scavâ storiis A salvâ memoriis Insiemi cun nô Ce âstu fat tu? No, i miei amîs no Tu ju âs soterâts Al reste dome il balon blu Tra cantîrs, tendis Tai prefabricâts Nô fruts vin scugnût Cressi di plui Il sudôr che al sa di lagrimis al à tirât su il Friûl e cambiât nô cun vô |
