Fermare i grandi concerti ai Laghi di Fusine e trasferire il No Borders Music Festival in aree già attrezzate e meno delicate dal punto di vista ambientale. È la richiesta avanzata da Italia Nostra, Legambiente FVG, LIPU FVG, Mountain Wilderness e WWF FVG, che esprimono forte preoccupazione per la prosecuzione degli eventi musicali nell’area del Lago Superiore.
Secondo le associazioni, trasformare per alcune settimane uno degli ambienti naturali più preziosi delle Alpi Giulie in uno spazio destinato a palchi, amplificatori e migliaia di spettatori sarebbe una scelta “assurda e controproducente”.
“Un ecosistema fragile sottoposto a una pressione eccessiva”
I Laghi di Fusine si trovano all’interno di un’area naturale protetta, riconosciuta come Zona speciale di conservazione e sottoposta alle norme europee in materia di tutela ambientale. Un territorio caratterizzato da elevata biodiversità, limitata presenza di insediamenti permanenti e da un equilibrio ecologico che, sostengono le associazioni, richiederebbe la massima attenzione.
Negli ultimi anni, spiegano le realtà ambientaliste, l’area attorno al Lago Superiore sarebbe stata occupata per circa venti giorni da palchi, impianti di amplificazione, generatori, mezzi meccanici e migliaia di persone.
Tra le criticità segnalate figurano rifiuti abbandonati, mozziconi di sigaretta, danneggiamenti al prato e installazioni sceniche collocate nell’acqua. Elementi che, secondo le associazioni, confermerebbero un impatto incompatibile con la fragilità del sito, oltre a provocare disturbo e stress alla fauna selvatica.
I dubbi sugli effetti del rumore e sul corridoio faunistico
Le associazioni contestano anche le valutazioni alla base delle autorizzazioni, ritenendo che non siano stati considerati alcuni parametri fondamentali.
Tra questi vengono indicati la riduzione e l’alterazione degli habitat, il degrado del suolo causato dal calpestio e il possibile ingresso di specie vegetali invasive. Viene inoltre richiamato il ruolo della Conca di Fusine come corridoio ecologico transfrontaliero utilizzato anche da grandi carnivori come l’orso bruno e il lupo.
Particolare preoccupazione riguarda le vibrazioni prodotte dai subwoofer e le onde sonore a bassa frequenza, comprese tra 50 e 100 hertz, che secondo le associazioni potrebbero propagarsi nella foresta e avere effetti anche su micromammiferi, anfibi e invertebrati.
Sarebbe inoltre assente, sostengono, una valutazione complessiva dell’impatto dei concerti insieme agli altri fattori di pressione già presenti nell’area, tra cui il turismo estivo e i tagli boschivi programmati.
Le contestazioni sulle autorizzazioni del 2025 e del 2026
Nel documento le associazioni sollevano perplessità anche sull’iter autorizzativo. Nel 2025, ricordano, il Servizio Via avrebbe rilasciato un parere favorevole di Valutazione d’incidenza ambientale, indicata con l’acronimo VIncA, senza i pareri ritenuti obbligatori della Soprintendenza e del Reparto Carabinieri Biodiversità.
Per il 2026 sarebbe stata invece utilizzata una procedura semplificata di screening per prorogare il precedente provvedimento. Una scelta che, secondo i firmatari, avrebbe eliminato la finestra di trenta giorni destinata alle osservazioni e alle opposizioni dei cittadini sul portale Via.
Le associazioni contestano inoltre lo studio acustico presentato, nel quale sostengono di aver rilevato errori di calcolo, violazioni delle norme Uni e diverse carenze tecniche.
Le proteste degli operatori turistici e dalla vicina Slovenia
Le criticità, secondo quanto riferito, non riguarderebbero soltanto l’ambiente. Alcuni operatori turistici della zona avrebbero lamentato una riduzione dell’attività di ristorazione durante i concerti.
Proteste sarebbero arrivate anche dalla Slovenia, dove le automobili degli spettatori verrebbero parcheggiate fino all’interno del Parco nazionale del Triglav, aumentando il traffico e la pressione sull’area transfrontaliera.
Le alternative indicate dalle associazioni
Le realtà ambientaliste sottolineano di non essere contrarie alla musica e alla cultura, ma chiedono che i grandi eventi vengano organizzati in luoghi maggiormente compatibili.
Tra le alternative proposte figura l’area di Tarvisio ai piedi del Monte Priesnig, considerata facilmente raggiungibile, già antropizzata e logisticamente adatta a ospitare manifestazioni con un elevato numero di spettatori. Eventi con una capienza inferiore potrebbero invece essere distribuiti tra Tarvisio, Pontebba, Cave del Predil e Sella Nevea, con l’obiettivo di coinvolgere l’intera Val Canale e favorire ricadute economiche più diffuse sul territorio.
“Non si può trasformare un’area di altissimo valore naturalistico in uno stadio – dichiarano le associazioni –. I Laghi di Fusine non hanno bisogno di essere promossi attraverso i concerti: hanno bisogno di essere rispettati”.
La richiesta al Consorzio e alla Regione
Le associazioni chiedono al Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano, di Sella Nevea e di Passo Pramollo di non inserire nuovamente i Laghi di Fusine nella programmazione del No Borders Music Festival del prossimo anno. Ricordano inoltre che lo stesso Consorzio, nel proprio rapporto sulla sostenibilità, avrebbe segnalato pressioni elevate e fenomeni di sovraffollamento stagionale nella zona dei laghi.
Alla Regione Friuli Venezia Giulia viene chiesto di non rinnovare le autorizzazioni nel caso in cui il Consorzio decidesse di confermare la sede. Le associazioni citano anche il Piano paesaggistico regionale, che avrebbe individuato come minaccia per il sito un turismo di massa incompatibile con la fragilità paesaggistica e ambientale dei luoghi.
Infine, viene richiesto alle autorità competenti di effettuare controlli adeguati durante gli eventi già in programma. Le cinque associazioni si dichiarano disponibili ad avviare un confronto sulle possibili sedi alternative, affinché la tutela della natura venga posta al centro delle strategie turistiche definite sostenibili.
