Il Pd critica la Giunta: “Venzone escluso dalle celebrazioni per il 50° del terremoto”.
Le celebrazioni per i 50 anni del terremoto in Friuli rischiano di aprirsi con una polemica: al centro, l’esclusione di Venzone, borgo simbolo della rinascita post-1976, dal programma ufficiale delle iniziative presentato nei giorni scorsi a Udine. Un’assenza definita “assurda” dai consiglieri regionali del Pd, Manuela Celotti e Massimo Mentil, che hanno annunciato il deposito di un’interrogazione per chiedere l’inserimento del Comune tra le sedi degli eventi.
Un’assenza che pesa
Secondo gli esponenti dem, l’unità che permise a sindaci, istituzioni e cittadini di affrontare la ricostruzione dovrebbe riflettersi in un programma inclusivo. “Con sorpresa nel programma presentato pochi giorni fa non compare come sede di alcun evento il Comune di Venzone“, sottolineano Celotti e Mentil nella loro nota. I consiglieri parlano di una “mancanza grave” di cui chiedono conto alla Giunta, auspicando che si possa ancora rimediare alla dimenticanza.
Il simbolo del “com’era e dov’era”
Venzone non è un comune come gli altri nella storia del post-terremoto. Dichiarato Monumento nazionale già nel 1965, il borgo fortificato trecentesco è diventato celebre nel mondo per il suo restauro esemplare: le pietre originali furono recuperate dalle macerie e riposizionate una a una per restituire al Friuli il centro storico medievale. “Proprio per questo è sede del museo del terremoto Tiere Motus”, ricordano i consiglieri, rimarcando come l’esclusione appaia incoerente con il valore storico e culturale del luogo dove persero la vita circa 50 persone.
L’appello alla Giunta
L’obiettivo dei consiglieri regionali è ora quello di riportare Venzone al centro del calendario del cinquantenario. La richiesta è chiara: prevedere almeno un evento di rilievo nazionale o regionale da ospitare nel borgo. “Chiediamo che Venzone abbia il dovuto ruolo in occasione del prossimo anniversario”, concludono Celotti e Mentil, confidando in un passo indietro della Giunta regionale per sanare quella che definiscono una lacuna nella memoria collettiva del Friuli.




