Bunker, cave, canali ripidi e scenari al buio. Ad Amaro, uomini e cani si sono messi alla prova in condizioni pensate per riprodurre alcune delle situazioni più difficili che possono presentarsi durante un’emergenza. La cittadina ha ospitato infatti “Operazione Gambero”, l’esercitazione internazionale organizzata nel territorio comunale in occasione del 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976.
L’area è diventata un vero laboratorio per il soccorso, con nuclei specializzati arrivati da Italia, Austria, Croazia e Stati Uniti e impegnati in prove ad alto contenuto tecnico.
Dai bunker alle cave: scenari costruiti per simulare l’emergenza
L’esercitazione è coordinata dal Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF) in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Amaro.
Le squadre hanno operato in alcuni degli ambienti più impegnativi del territorio, dai bunker lungo la strada Amaro-Campiolo alle cave e ai canali caratterizzati da forti pendenze. Gli scenari sono stati costruiti per simulare interventi in caso di frana, in terreni impervi e in condizioni di assenza di luce.
Un addestramento che ha permesso di mettere alla prova tecniche, uomini e mezzi, ma anche la capacità di coordinamento tra specialisti provenienti da Paesi diversi.
Zilli: “Quanta strada è stata fatta dal terremoto del ’76”
Alla conclusione dell’iniziativa è intervenuta l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha sottolineato il percorso compiuto dal Friuli nella gestione delle emergenze. “Testimoniamo oggi quanta strada sia stata fatta in termini di soccorso e quanta competenza esprima il Friuli Venezia Giulia nell’affrontare le emergenze attraverso l’addestramento e la prevenzione”, ha affermato Zilli.
L’assessore ha ricordato come proprio l’esperienza del terremoto del 1976 abbia contribuito a costruire un sistema nel quale diverse realtà lavorano insieme. “Il Friuli è una comunità che ha imparato dal sisma del ’76 a mettere in campo ogni competenza per fare in modo che le situazioni di crisi siano gestite al meglio”, ha spiegato, citando la collaborazione tra Vigili del fuoco, Soccorso Alpino, Protezione civile e Forze di polizia.
“Nel periodo estivo, come in quello invernale, siete una certezza”, ha aggiunto Zilli, rivolgendo un ringraziamento particolare alla sindaca di Amaro Cristiana Mainardis per la scelta di legare l’iniziativa al cinquantesimo anniversario del terremoto.
La sfida dei cani: il fiuto che la tecnologia non sostituisce
Uno degli aspetti più interessanti di “Operazione Gambero” ha riguardato le unità cinofile, sottoposte a prove pensate per testarne la resistenza psicofisica e la capacità di operare in ambienti particolarmente difficili.
I cani hanno lavorato anche in teleolfatto, intercettando emanazioni odorose a centinaia di metri di distanza. Una capacità che, nonostante l’evoluzione delle tecnologie di ricerca, continua a rappresentare uno strumento fondamentale nelle operazioni per individuare persone disperse.
“Il legame profondo che si crea tra l’addestratore e il proprio cane resta ancora oggi un elemento di svolta eccellente per poter trovare le persone disperse”, ha sottolineato Zilli.
Dietro le prestazioni delle unità cinofile c’è un percorso di addestramento lungo e altamente specializzato, necessario per abituare gli animali a muoversi su terreni impervi, affrontare situazioni imprevedibili e lavorare anche in condizioni di forte stress.
Dal ricordo del sisma alla preparazione per il futuro
Per Zilli, l’esercitazione di Amaro rappresenta proprio il punto d’incontro tra memoria e prevenzione. “Quest’anno viviamo tante occasioni per celebrare il ricordo, ma anche per rendere solido il nostro futuro”, ha affermato l’assessore, definendo l’iniziativa uno degli esempi più significativi di questo passaggio.
“La fiducia che allora ebbero i nostri padri e i nostri nonni credo sia stata ben riposta”, ha aggiunto, riferendosi alla capacità maturata dal sistema regionale del soccorso e alla professionalità delle squadre.
Un testimone che, cinquant’anni dopo il terremoto, passa così alle nuove generazioni: non soltanto attraverso il ricordo di ciò che accadde nel 1976, ma attraverso l’addestramento concreto di chi oggi deve essere pronto a intervenire quando arriva una nuova emergenza.

