Accolto il ricorso delle difese, il processo sull’omicidio di Giulio Regeni può ripartire

La decisione della Consulta rimette in moto il processo per la morte di Giulio Regeni.

Il processo per l’omicidio di Giulio Regeni può ripartire. La Corte costituzionale ha accolto il ricorso delle difese, dichiarando incostituzionale una norma del codice di procedura penale che non garantiva la copertura economica dello Stato per il consulente tecnico di parte nominato dai difensori d’ufficio. Una decisione che rimuove l’ultimo ostacolo procedurale e rimette in moto il dibattimento davanti alla Corte d’assise di Roma.

Secondo la Consulta, la lacuna normativa violava l’articolo 24 della Costituzione, compromettendo il diritto di difesa. La possibilità di avvalersi di un consulente tecnico, spiegano i giudici, non rappresenta un elemento accessorio, ma una componente essenziale dell’effettività della difesa, soprattutto in processi di particolare complessità.

Lo Stato anticiperà le spese del consulente tecnico di parte

L’effetto della pronuncia è immediato: lo Stato dovrà anticipare gli onorari e le spese del consulente tecnico di parte, con la possibilità di recuperare le somme qualora gli imputati divengano in futuro reperibili. Una soluzione che, secondo la Corte, ristabilisce l’equilibrio delle garanzie senza compromettere il corso della giustizia.

Il nodo era emerso nel dibattimento riaperto dopo la sentenza del 2023, con cui la stessa Corte costituzionale aveva autorizzato lo svolgimento del processo in assenza nei confronti dei quattro imputati egiziani, nonostante l’impossibilità di dimostrare la loro effettiva conoscenza del procedimento, a causa della mancata cooperazione delle autorità del Cairo. Una scelta eccezionale, motivata dalla gravità dei reati contestati – sequestro di persona, torture, lesioni e omicidio pluriaggravato – e dal rischio concreto di impunità.

Nel corso del dibattimento, il collegio giudicante aveva disposto una perizia di traduzione dall’arabo di un documento ritenuto rilevante. I difensori d’ufficio avevano chiesto di nominare un consulente tecnico di parte a spese dello Stato, sollevando però una questione di legittimità costituzionale: il diritto era previsto, ma privo di copertura economica.

La Consulta ha dato loro ragione. In attesa della decisione, il processo è rimasto sospeso per quasi un anno. Ora, con la pronuncia della Corte, il dibattimento potrà riprendere entro la fine del mese e l’obiettivo di arrivare a una sentenza entro l’estate appare, per la prima volta, realisticamente alla portata. Dieci anni dopo l’assassinio di Giulio Regeni, il percorso giudiziario torna a muoversi, senza più alibi procedurali e con garanzie rafforzate per tutte le parti in causa.