L’uomo è stato arrestato a Casarsa per un cumulo di pene: dalla resistenza ai carabinieri ai maltrattamenti in famiglia.
La Giustizia ha tempi che possono apparire lunghi, ma alla fine presenta un conto ineludibile. È quanto accaduto l’altro ieri a Casarsa della Delizia, dove i Carabinieri della locale Stazione hanno rintracciato e arrestato un 45enne di origini marocchine, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso il 3 aprile dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale di Trieste.
L’uomo dovrà scontare una pena complessiva di 4 anni, 7 mesi e 8 giorni di reclusione, determinata da un “cumulo pene”, che consente di unificare in un’unica condanna definitiva più sentenze relative a reati diversi commessi nel tempo.
Dalla resistenza ai carabinieri ai maltrattamenti in famiglia
La vicenda giudiziaria del 45enne affonda le radici nel tempo. Già nel 2011, a Oderzo, era stato arrestato dopo essersi scagliato contro i Carabinieri durante un controllo per guida in stato di ebbrezza. In quell’occasione aveva aggredito i militari e danneggiato le dotazioni di servizio, venendo poi condannato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.
Il capitolo più grave risale però al 2021, quando a Casarsa della Delizia i Carabinieri erano intervenuti per tutelare la moglie e i tre figli dell’uomo, vittime di comportamenti violenti. Nei suoi confronti erano scattate le accuse di maltrattamenti in famiglia, con l’applicazione delle misure di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento, anche tramite braccialetto elettronico.
La vicenda si è conclusa nel 2025 con una condanna a 2 anni e 2 mesi, divenuta definitiva e determinante per il ricalcolo complessivo delle pene.
Il ricalcolo e l’arresto
Proprio la definitività dell’ultima sentenza ha fatto scattare il provvedimento restrittivo: oltre ai reati già citati, nel conteggio sono state incluse anche alcune condanne per falsa testimonianza, maturate nel corso degli anni. Rintracciato dai militari dell’Arma a Casarsa, il 45enne è stato arrestato e trasferito alla Casa circondariale di Pordenone, dove sconterà la pena definitiva di 4 anni, 7 mesi e 8 giorni di reclusione.
