L’aggressione a Maniago e le fantasiose ricostruzioni del 52enne finito ai domiciliari.
Nel primo pomeriggio di venerdì 26 giugno i Carabinieri della Stazione di Maniago hanno eseguito un ordine di espiazione di pena in regime di detenzione domiciliare nei confronti di un 52enne residente nel Maniaghese. Il provvedimento è stato emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pordenone e sostituisce la misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale, di cui l’uomo beneficiava dal settembre 2025.
Il 52enne stava scontando una condanna definitiva a 10 mesi di reclusione per atti persecutori, commessi fino al marzo 2019 a San Vito al Tagliamento. Il Tribunale di Sorveglianza di Trieste ha però deciso di revocare il beneficio, dopo una serie di violazioni alle prescrizioni imposte, documentate dai militari dell’Arma.
L’aggressione nel locale di Maniago
L’episodio più grave risale al 15 febbraio scorso, all’interno del locale “Sorsi e Morsi” di Maniago. Secondo quanto ricostruito, l’uomo, violando il divieto di frequentare locali pubblici e di detenere armi, si trovava in stato di alterazione alcolica quando ha aggredito l’ex marito della sua attuale compagna.
Durante la lite, il 52enne avrebbe colpito la vittima all’addome con un coltello, procurandogli una ferita giudicata guaribile in 10 giorni. Una condotta ritenuta particolarmente grave anche alla luce delle prescrizioni già in vigore nei suoi confronti.
Le giustificazioni “surreali” dell’uomo.
Durante le udienze processuali, il 52enne ha cercato di minimizzare l’accaduto con giustificazioni surreali, imputando la sua alterazione a un “elevato tasso di glicemia” dovuto al diabete e attribuendo l’accoltellamento ad un incauto movimento della vittima che si sarebbe “…infilzata da sola in quanto, muovendosi avanti ed indietro, andava addosso a lui, che teneva in mano un coltellino svizzero“.
Nonostante la gravità del gesto e le fantasiose ricostruzioni, il comportamento intimidatorio del soggetto non si è placato. Nel successivo mese di aprile, infatti, l’uomo ha reiterato pesanti minacce pubbliche nei confronti della stessa vittima, urlando che gliel’avrebbe “fatta pagare“, arrivando a farlo persino in presenza dei Carabinieri intervenuti.
A fronte di tali evidenze, che dimostrano un’assoluta “assenza di consapevolezza della gravità dell’azione” e una “mancata completa revisione critica dei pregressi comportamenti illeciti“, il Tribunale di Sorveglianza ha giudicato la condotta incompatibile con l’affidamento in prova, disponendone l’immediata sostituzione con una misura più afflittiva. I Carabinieri hanno quindi tradotto l’uomo presso la sua abitazione, dove sconterà la pena residua in regime di detenzione domiciliare fino al termine previsto per il 27 dicembre 2026.
