La decisione del tribunale di Udine sulla morte di Matteo Pittana.
Si chiude con un non luogo a procedere il nuovo filone giudiziario legato alla morte di Matteo Pittana, il giovane trovato senza vita nell’auto finita nel canale Ledra nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 2024. Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Udine ha stabilito che nei confronti di Ludovico Piva e Antonio Worge De Prato non si debba procedere per l’accusa di soppressione o occultamento di cadavere, perché il fatto non sussiste. Per De Prato c’è il rinvio a giudizio, ma solo per l’accusa di favoreggiamento.
L’udienza davanti al gup ha riportato al centro una vicenda che aveva profondamente colpito il territorio. Secondo quanto emerso nel procedimento, i due giovani di Tolmezzo, entrambi di 22 anni, si trovavano a bordo della vettura poi finita nel Ledra, dove in seguito era stato rinvenuto il corpo di Matteo Pittana.
In aula erano presenti anche i familiari di Matteo Pittana, che si sono costituiti parte civile. L’avvocato della famiglia, Salvatore Spitaleri, ha infatti annunciato l’intenzione di chiedere alla procura la riapertura del procedimento, già archiviato, per omissione di soccorso nei confronti di Ludovico Piva. Quest’ultimo, che quella notte si trovava alla guida dell’auto, aveva già definito la propria posizione con un patteggiamento a 2 anni e 6 mesi per omicidio stradale, con sospensione condizionale della pena.
Secondo la linea sostenuta dalla parte civile, proprio il non luogo a procedere sull’ipotesi di occultamento di cadavere, motivato dal fatto che i due ragazzi non fossero consapevoli della morte di Matteo Pittana, aprirebbe nuovamente lo spazio per sull’ipotesi dell’omissione di soccorso. Un passaggio che potrebbe riaccendere il confronto giudiziario attorno a una tragedia che continua a lasciare interrogativi aperti.
