Morte di Matteo Pittana, l’udienza preliminare e l’attesa di una verità ancora incompleta

Venti minuti appena, il tempo tecnico di un’udienza che però pesa come un macigno. Si è chiusa così, nella mattinata di martedì 11 febbraio, la fase preliminare del nuovo filone giudiziario sulla morte di Matteo Pittana, il ventenne trovato senza vita nell’auto finita nel canale Ledra nel febbraio del 2024. Una rapidità procedurale che contrasta con la lentezza del dolore e delle domande ancora senza risposta.

Davanti al gup del Tribunale di Udine, Rossella Miele, sono comparsi, Ludovico Piva e Antonio Worge De Prato, i due 22enni di Tolmezzo, presenti quella notte nella Bmw poi recuperata dal canale. La Procura ha chiesto per loro il rinvio a giudizio con accuse pesanti: occultamento di cadavere e favoreggiamento. Le difese, al contrario, hanno invocato il non luogo a procedere. La decisione è stata rinviata al 25 marzo, data che potrebbe segnare un passaggio cruciale nella vicenda.

All’esterno genitori e amici di Matteo.

All’esterno del tribunale, amici e familiari di Matteo si sono riuniti per manifestare il proprio sostegno ai genitori del ragazzo. La madre e il padre hanno spiegato che la loro esigenza principale non fosse la condanna degli imputati, ma la ricostruzione completa di quanto accaduto quella notte. Hanno ribadito di attendere ancora parole che non sono mai arrivate e di ritenere fondamentale ascoltare direttamente le persone che si trovavano con il figlio.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, Matteo conosceva solo superficialmente i due giovani oggi imputati e non li frequentava abitualmente. I genitori hanno sottolineato come il silenzio mantenuto fino a oggi, unito alla mancanza di un gesto umano come delle scuse, rappresenti uno degli aspetti più difficili da accettare.

Quella notte nel canale

L’incidente risale alla notte del 19 febbraio 2024, a Gemona del Friuli. La Bmw 320 finì fuori strada in via delle Turbine, sfondò la spalletta del canale Ledra e si inabissò. I due ragazzi sui sedili anteriori riuscirono a uscire dall’auto. Matteo, seduto dietro con la cintura allacciata, no. L’autopsia ha chiarito che il giovane morì sul colpo: nei polmoni non c’era acqua. Un dettaglio che ha escluso l’omissione di soccorso, ma che non ha spento gli interrogativi.