Prende forma il percorso giudiziario relativo all’omicidio di Alessandro Venier, il 35enne ucciso la sera del 25 luglio 2025 a Gemona del Friuli. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Udine ha fissato per l’8 giugno alle 11.45 la prima udienza del procedimento.
La decisione arriva dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pubblico ministero nei confronti delle due imputate: Lorena Venier, madre della vittima di 62 anni, e Mailyn Castro Monsalvo, compagna del 35enne, di 31 anni.
Le accuse contestate alle due imputate
Le due donne devono rispondere di accuse pesanti. Nei loro confronti viene contestato il reato di omicidio volontario pluriaggravato in concorso, oltre ai reati di vilipendio e occultamento di cadavere. Per Mailyn Castro Monsalvo è stata inoltre formulata anche l’accusa di lesioni personali.
Le due imputate, detenute rispettivamente nelle carceri di Trieste e Venezia, rischiano una condanna all’ergastolo. La Procura ha contestato quattro aggravanti, tra cui la premeditazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, supportata anche dalle dichiarazioni rese da Lorena Venier, Alessandro sarebbe stato ucciso all’interno dell’abitazione di famiglia a Gemona del Friuli.
Stando all’impianto accusatorio, il 35enne sarebbe stato inizialmente sedato, per poi essere sottoposto a iniezioni di insulina. Gli investigatori ritengono che in una fase successiva sarebbe stato soffocato con un cuscino e infine strangolato utilizzando i lacci di scarponi da montagna.
Dopo il delitto, secondo quanto emerge dalle indagini, il corpo sarebbe stato smembrato dalla madre della vittima e successivamente nascosto all’interno di un contenitore riempito con calce viva. L’ipotesi degli investigatori è che l’obiettivo fosse accelerare la decomposizione del cadavere per poterne successivamente eliminare i resti.
