Svuotavano aziende in crisi: la Gdf scopre truffa da 4,7 milioni, coinvolta anche Udine

Un sistema costruito per entrare nelle aziende in difficoltà e svuotarle di liquidità e beni, secondo l’accusa. È questa l’ipotesi al centro della maxi inchiesta della Guardia di Finanza di Treviso che ha portato a un sequestro preventivo da 4,7 milioni di euro e a dodici indagati. Tra le realtà coinvolte figurano imprese distribuite in diverse regioni del Nordest, compresa la provincia di Udine.

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Treviso, riguarda dodici soggetti indagati a vario titolo per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, oltre a una società coinvolta ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Il presunto sistema e il “business angel”

Secondo l’impianto accusatorio, al centro dell’indagine vi sarebbe un imprenditore padovano che si presentava come “business angel” per aziende in difficoltà. L’uomo era già stato posto agli arresti domiciliari nel luglio 2025 per ipotesi di truffa aggravata, malversazione, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. L’inchiesta nasce dalla liquidazione giudiziale di due società di capitali e si inserisce in un filone più ampio che riguarda un gruppo di imprese riconducibili a un presunto sistema diretto da quattro persone.

Le aziende coinvolte e il meccanismo contestato

Gli inquirenti ipotizzano una rete societaria di fatto, gestita tramite amministratori prestanome, attraverso cui sarebbero state acquisite e progressivamente svuotate oltre trenta aziende in crisi. Le società coinvolte risultano distribuite tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Toscana, nelle province di Treviso, Venezia, Padova, Udine, Milano e Lucca.

In particolare, dopo l’acquisizione di una società per azioni, sarebbero stati effettuati trasferimenti di liquidità per circa 817 mila euro verso società riconducibili allo stesso gruppo. Le operazioni sarebbero state giustificate da contratti di finanziamento ritenuti fittizi. Le somme sarebbero poi state in parte reinvestite, per circa 551 mila euro, nell’acquisizione di ulteriori partecipazioni societarie.

Il ramo d’azienda e il presunto danno erariale

Un secondo passaggio dell’indagine riguarda una società fortemente indebitata con l’Erario. Secondo gli investigatori, sarebbe stato trasferito un ramo d’azienda del valore di circa 2,8 milioni di euro a una new company.

Il passaggio sarebbe avvenuto attraverso compensazioni di crediti fiscali e commerciali ritenute fittizie, con un presunto mancato versamento di imposte pari a circa 757 mila euro. Il ramo d’azienda sarebbe poi stato reimpiegato nell’attività della nuova società, generando un incremento del fatturato e un profitto illecito stimato in circa 592 mila euro.

Le indagini e il sequestro finale

Le attività investigative sono state condotte attraverso segnalazioni di operazioni sospette, accertamenti bancari delegati, perquisizioni informatiche e acquisizioni documentali, con un’analisi dettagliata dei flussi finanziari e dei rapporti societari.

Il sequestro ha riguardato liquidità per circa 551 mila euro, il ramo d’azienda oggetto di contestazione e due immobili riconducibili alla new company, fino alla concorrenza complessiva dell’importo stabilito dal provvedimento dell’autorità giudiziaria.