Le donne le più penalizzate sul lavoro in Fvg, a loro i contratti precari. La guerra rischia di gelare la ripresa

I dati sul lavoro in Friuli Venezia Giulia.

È un mercato del lavoro più precario quello che ci lasciano in eredità due anni di pandemia. E la precarietà colpisce soprattutto le donne, che hanno pagato un dazio più pesante, se non in termini di posti di lavoro persi, in termini di qualità dell’occupazione. Questo il quadro che tracciano Susanna Pellegrini e Rossana Giacaz, responsabili delle politiche del lavoro e delle pari opportunità della segreteria regionale Cgil, alla vigilia dell’8 marzo. “Un 8 marzo – commentano Pellegrini e Giacaz – che avrebbe potuto essere di speranza grazie alla discesa dei contagi, e invece tragicamente segnato dal ritorno della guerra in Europa, con morte, distruzioni, la sofferenza dei profughi, l’ansia di un continente e del mondo intero per la possibile escalation del conflitto”. Doverosa, anche dopo la manifestazione per la pace di Roma che ha avuto la Cgil tra i principali promotori, la scelta di dedicare questo 8 marzo alle donne ucraine, “migliaia delle quali assistono dal nostro Paese e dalla nostra regione a quanto sta accadendo, nell’angoscia per la situazione di familiari e amici, per le proprie case e le proprie città”.

Il mercato del lavoro in Friuli.

Se le attenzioni e i timori, in questo momento, si concentrano sugli aspetti umanitari e sugli effetti diretti della guerra, le preoccupazioni per le conseguenze su economia e lavoro non possono essere messe in secondo piano. “La ripresa era già a macchia di leopardo – commentano le due esponenti Cgil – e in questa fase incominciano a fermarsi o a soffrire anche settori che tiravano come la siderurgia o diversi comparti della meccanica, con il blocco delle forniture che si somma al caro gas ed energia. Segnali di tensioni sul lavoro già sono concreti, con nuove richieste di cassa integrazione e lo spettro del mancato rinnovo di contratti a termine o in somministrazione. C’è pertanto la pressante esigenza che il tema degli ammortizzatori torni presto al centro dell’agenda del Governo e del confronto con i sindacati”.

Chi soffre di più.

A soffrire maggiormente, come in ogni situazione di crisi o di difficoltà, sono le fasce più deboli del mercato del lavoro. Fasce dove è più alta la presenza di donne. Il confronto tra la situazione pre e post pandemia non solo conferma, ma rafforza il gap di genere. Se nel 2021 le assunzioni in Fvg registrano un calo analogo (poco meno del 7%) tra gli uomini e le donne, quelle a tempo indeterminato fanno registrare una flessione del 21% tra le donne, contro il -14% tra i maschi. In un quadro generale segnato da una precarietà sempre più diffusa, con i contratti a tempo indeterminato in costante calo, il divario tra uomini e donne si allarga: solo il 10,6% delle donne, infatti, sono assunte  con un contratto stabile, contro il 14,6% dei maschi.

L’instabilità dei rapporti di lavoro aumenta nelle fasce giovanili: tra gli under 29, infatti, i contratti a tempo indeterminato sono appena il 5% tra le donne e l’8% tra gli uomini. Non solo, tra le donne è molto più alta anche la percentuale di contratti stagionali, che tocca addirittura il 15%, contro il 9,3% dei maschi. “L’enorme squilibrio nella condivisione dei carichi familiari – spiegano Pellegrini e Giacaz – spinge le donne verso i contratti più brevi, precari e sul lavoro intermittente. Anche quest’ultimo, infatti, fa segnare un ricorso percentuale molto più alto nel lavoro femminile”. Da qui l’appello, anche alla Giunta regionale e in particolare all’assessore al Lavoro e alle Pari opportunità, a “rafforzare gli strumenti che possano riavviare un percorso virtuoso di crescita, non solo quantitativa ma anche qualitativa, del lavoro femminile”.