Guerra e aumento dei prezzi frenano la fiducia delle imprese del terziario in Fvg

Il miglioramento della fiducia registrato tra le imprese del terziario del Friuli Venezia Giulia alla fine del 2025 si scontra con le nuove tensioni internazionali e con l’ombra della guerra, che rischia di riportare in primo piano il problema dei costi energetici e delle materie prime. È quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale di Confcommercio Fvg sul quarto trimestre 2025, realizzato da Format Research e presentato nella sede di Confcommercio Pordenone.

Secondo l’indagine, il sistema imprenditoriale regionale mostra segnali di resilienza dopo gli anni segnati da pandemia, crisi energetica e inflazione. Tuttavia il clima resta prudente, con imprese che guardano al futuro con cautela e con la consapevolezza che lo scenario geopolitico potrebbe incidere rapidamente su prezzi, approvvigionamenti e consumi.

Nella sede di Confcommercio Pordenone, la presentazione del direttore scientifico di Format Research Pierluigi Ascani, si è incrociata inevitabilmente con il contesto internazionale. “In uno scenario internazionale che torna a farsi drammaticamente instabile – è il commento del presidente di Confcommercio Fvg Gianluca Madriz, con i colleghi presidenti delle Confcommercio di Pordenone Fabio Pillon, Trieste Antonio Paoletti e con il vicepresidente di Udine Antonio Dalla Mora –, con la nuova guerra e il rischio concreto di un’escalation militare e di nuove tensioni sui mercati energetici, il dato che emerge dal nostro Osservatorio è quello di un sistema imprenditoriale regionale che, pur consapevole delle incognite, non si lascia paralizzare dall’incertezza“.

L’appello all’Europa e al Governo.

Le imprese del terziario del Fvg, ha informato Ascani, stanno infatti dimostrando una resilienza costruita negli ultimi anni, tra pandemia, crisi energetica e inflazione. Oggi il clima è improntato a una cauta fiducia: non c’è euforia, ma c’è la volontà di continuare a investire e a programmare, anche in presenza di uno scenario geopolitico che potrebbe rapidamente riflettersi su costi, approvvigionamenti e consumi. “Le tensioni in Medio Oriente rappresentano un fattore di rischio evidente, soprattutto per l’andamento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, che incidono direttamente sulla marginalità delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi. Per questo è fondamentale che l’Europa e il Governo nazionale mettano in campo strumenti tempestivi per contenere eventuali nuovi shock sui costi“, è l’appello di Confcommercio regionale.

Il messaggio che arriva dal territorio è chiaro: “Le imprese sono pronte a fare la loro parte – sottolineano le Confcommercio territoriali –, ma in una fase così delicata servono stabilità, rapidità decisionale e un quadro di politiche economiche che accompagni la crescita. Il 2026 potrà essere un anno di consolidamento, ma molto dipenderà dall’evoluzione dello scenario internazionale e dalla capacità delle istituzioni di prevenire gli effetti più pesanti della crisi”.

Fiducia in calo dopo l’inizio del conflitto

I dati dell’Osservatorio mostrano come, dopo dodici giorni di guerra, la fiducia delle imprese sull’andamento della propria attività economica sia scesa di due punti, passando da 55 a 53. Nonostante la flessione, l’indicatore resta comunque sopra la linea di espansione.

Sale leggermente anche la quota di imprese che prevede un peggioramento della propria attività economica, passata dal 20% del 25 febbraio al 23% del 9 marzo, una variazione che gli analisti considerano comunque contenuta.

Ricavi e costi: cresce la preoccupazione per i prezzi

Sul fronte dei ricavi, l’indicatore passa da 52 a 50. Anche in questo caso cresce di poco la percentuale di imprese che si aspetta un peggioramento del fatturato, dal 22% al 23%. Più marcato invece il timore per l’aumento dei costi. Se a fine febbraio il 33% delle imprese temeva un peggioramento dei prezzi praticati dai fornitori, ora la quota potrebbe arrivare al 50%. L’indicatore relativo ai costi è sceso da 35 a 25 su una scala da zero a cento, segnalando un forte aumento della preoccupazione.

Credito e investimenti: segnali positivi dal sistema bancario

Nel terziario regionale la capacità delle imprese di far fronte al fabbisogno finanziario mostra comunque una sostanziale stabilità nel quarto trimestre 2025, con previsioni di lieve miglioramento nei primi mesi del 2026.

Il 63% delle imprese che hanno chiesto credito nel periodo considerato ha visto accogliere integralmente la propria richiesta, una percentuale più alta rispetto al 49% registrato a livello nazionale. Un dato che indica una maggiore disponibilità del sistema bancario regionale verso le imprese del territorio.

Resta inoltre elevata la propensione agli investimenti: il 38,5% delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi del Friuli Venezia Giulia ha chiesto credito per finanziare nuovi progetti, contro il 27,8% della media nazionale. In diminuzione invece le richieste legate a situazioni di difficoltà, scese dall’11% all’8,5%.

Terziario e giovani: settore visto spesso come lavoro temporaneo

L’indagine dedica anche un focus all’attrattività del terziario per i giovani. Il quadro che emerge è articolato: un terzo delle imprese ritiene che le nuove generazioni considerino il settore interessante solo se inserite in aziende capaci di valorizzare talento e competenze, mentre il 34% pensa che venga visto soprattutto come un’esperienza temporanea. Un ulteriore 33% delle imprese ritiene invece che il terziario sia percepito come un ambito precario e poco motivante, in particolare nel comparto turistico.

Tra gli aspetti più attrattivi emergono l’ambiente di lavoro dinamico, la formazione continua e le possibilità di crescita professionale. Pesano invece negativamente le retribuzioni giudicate troppo basse e le difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita privata, legate soprattutto agli orari.

Confcommercio Fvg sottolinea come rendere il terziario più attrattivo per i giovani sia una sfida centrale per la competitività regionale. Per questo l’associazione chiede incentivi fiscali e contributivi per l’assunzione dei giovani, programmi di formazione strutturati in collaborazione con scuole e università e interventi mirati a migliorare stabilità e welfare aziendale.

Un 2026 che dipenderà dallo scenario internazionale

Nel complesso, secondo Confcommercio Fvg, il 2026 potrebbe essere un anno di consolidamento per il sistema economico regionale. Molto dipenderà però dall’evoluzione della situazione internazionale e dalla capacità delle istituzioni di prevenire gli effetti più pesanti di eventuali nuove crisi energetiche o geopolitiche.