Il Friuli Venezia Giulia cresce col freno a mano, l’Europa corre più veloce: il report

Le previsioni sul Pil del Friuli Venezia Giulia.

Un’economia che tiene, ma che non ingrana la marcia superiore: il Friuli Venezia Giulia si prepara ad affrontare il biennio 2026-2027 con una crescita del PIL prevista allo 0,5%. Un dato che, se da un lato conferma la resilienza del sistema regionale, dall’altro evidenzia un “freno a mano” tirato rispetto alla media dell’Area Euro (+1,3%) e del vicino Nord Est (+0,8%).

È quanto emerge dal Report Scenari Economici elaborato dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine su stime Prometeia aggiornate a fine gennaio 2026 e presentato a Udine il 3 febbraio. Il PIL regionale è previsto aumentare dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo il +0,4% del 2025 e il +1,0% del 2024. Un andamento che resta inferiore ai ritmi pre-pandemici, quando la crescita aveva raggiunto il +1,7% nel 2017, il +1,3% nel 2018 e il +1,1% nel 2019.

La dinamica regionale si colloca inoltre al di sotto di quella del Nord Est, stimata al +0,8% nel 2026 e al +0,7% nel 2027, e dell’Area Euro, che secondo il FMI dovrebbe crescere dell’1,3% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027. A pesare, soprattutto nel 2026, è un’evoluzione meno favorevole del commercio estero, condizionata dall’incertezza globale, dal rafforzamento dell’euro e dal permanere delle tensioni geopolitiche.

Lavoro e Famiglie: i segnali di tenuta

I consumi delle famiglie sono attesi in crescita dello 0,8% sia nel 2026 sia nel 2027, con una dinamica lievemente superiore a quella del PIL e sostenuta dal miglioramento del reddito disponibile. Resta tuttavia elevata la propensione al risparmio, legata a motivazioni precauzionali, che continua a frenare l’espansione della spesa nel breve periodo, pur mostrando segnali di graduale attenuazione.

Le unità di lavoro sono previste crescere dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, dopo la sostanziale stabilità del 2025, che aveva segnato un -0,1% dopo gli incrementi sostenuti degli anni precedenti. Il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni dovrebbe salire dal 69,6% del 2025 al 70,3% nel 2026 e al 71,0% nel 2027, a fronte del 66,6% del 2019.

L’aumento riflette diversi fattori, tra cui l’innalzamento dell’età pensionabile, l’invecchiamento della popolazione attiva con una riduzione numerica dei giovani a favore di una forza lavoro più anziana, le difficoltà delle imprese nel reperire competenze adeguate che le spingono a trattenere lavoratori senior, le maggiori necessità reddituali legate all’aumento del costo della vita e i processi di stabilizzazione post-pandemici, con la conversione di contratti precari in rapporti a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione è stimato al 4,6% nel 2026, stabile rispetto al 2025, e in riduzione nel 2027 al 4,3%, contro il 6,2% registrato nel 2019.

Gli investimenti.

Gli investimenti fissi lordi, dopo il +1,3% del 2024 e il +2,0% del 2025, sostenuti anche dagli incentivi Transizione 4.0 e 5.0 e dalla semplificazione delle procedure, sono previsti rallentare nel 2026 al +1,0% e ridursi nel 2027 del -1,4%. Il profilo discendente riflette il ridimensionamento del comparto delle costruzioni e il progressivo esaurimento delle risorse legate al PNRR.

Nel 2026 il quadro resta comunque supportato da condizioni creditizie abbastanza favorevoli, con il costo del credito per le imprese al 3,5% a novembre, sui livelli di luglio, oltre che dagli incentivi fiscali e dagli investimenti pubblici finanziati dal PNRR, che continuano a sostenere in particolare i fabbricati non residenziali.

L’ostacolo dell’export e l’incognita tedesca

A frenare la corsa sono soprattutto i fattori esterni: un euro forte che penalizza le vendite fuori dai confini e il prezzo del gas, risalito a quota 40 euro/MWh a causa delle temperature rigide e delle scorte ridotte.

Le esportazioni regionali sono stimate crescere in modo contenuto nel 2026, con un +1,8%, penalizzate dall’inasprimento delle politiche commerciali e dalla perdita di competitività legata all’apprezzamento dell’euro. Nel 2027 è attesa un’accelerazione al +3,5%, sostenuta dalla ripresa dell’economia tedesca e dal miglior andamento del ciclo statunitense. Germania e Stati Uniti rappresentano i primi due partner commerciali del Friuli Venezia Giulia. Le importazioni sono previste in calo nel 2026 del -0,8%, per poi tornare positive nel 2027 con un +1,1%.

L’offerta e il valore aggiunto per settore

Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto dell’industria è stimato in aumento dello 0,6% nel 2026 e dello 0,8% nel 2027, grazie al contributo congiunto della domanda interna ed estera. Il settore delle costruzioni, dopo il +2,2% del 2024 e il +2,8% del 2025, è previsto in lieve flessione nel 2026 con un -0,1% e in marcata contrazione nel 2027, quando il calo dovrebbe raggiungere il -4,7%, a seguito del ridimensionamento degli incentivi. I servizi, dopo la stagnazione del 2025, con una crescita pari a 0,0%, sono attesi tornare su un sentiero di sviluppo nel 2026 con un +0,6% e nel 2027 con un +0,7%, seppur a un ritmo moderato.

Lo scenario macroeconomico internazionale

Secondo le più recenti proiezioni dell’OCSE, il prodotto mondiale è cresciuto del 3,2% nel 2025, in lieve calo rispetto al 3,3% del 2024, e dovrebbe decelerare al 2,9% nel 2026. Il principale sostegno alla crescita proviene da politiche di bilancio e monetarie più accomodanti nelle maggiori economie e dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale, soprattutto negli Stati Uniti.

I rischi restano orientati al ribasso e sono connessi alle tensioni commerciali, agli effetti differiti dei dazi statunitensi e alla possibile correzione del settore tecnologico americano. Permangono inoltre preoccupazioni sulla sostenibilità della finanza pubblica in alcune economie avanzate.

A inizio 2026 il prezzo del gas ha interrotto la fase di discesa, risalendo a 40 euro per MWh dai 27 euro di dicembre 2025, su livelli doppi rispetto a gennaio 2019. L’aumento è legato alla riduzione delle scorte, al marcato calo delle temperature in diversi Stati, alla diminuzione dell’offerta di GNL dagli Stati Uniti, alle persistenti tensioni geopolitiche e a una struttura del mercato europeo del gas fortemente scoperta.

L’inflazione rimane contenuta, con un +1,9% a dicembre nell’Eurozona e un +1,2% in Italia, mentre i tassi BCE sono attesi stabili al 2,00%. Il dollaro resta fortemente svalutato sull’euro, con un cambio a 1,19, in aumento del 13% in un anno da 1,05 a gennaio 2025, penalizzando la competitività dell’export.

Il commento di Confindustria Udine

“A causa dell’instabilità geopolitica, segnata da conflitti e misure protezionistiche, l’economia italiana ha subito forti pressioni, ma nel 2025 ha comunque retto, con risultati positivi anche per il Friuli Venezia Giulia”, ha commentato il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo.

“In un contesto così complesso, il nostro sistema produttivo ha dimostrato ancora una volta un’eccezionale capacità di adattamento. Anche il 2026 sarà un anno sfidante, perché lo scenario resta problematico, ma abbiamo anche molti segnali incoraggianti, che ci fanno pensare che la ripresa in atto possa essere l’inizio di un periodo favorevole per l’economia”.

Pozzo ha richiamato l’attenzione sui possibili sviluppi positivi sul fronte internazionale, sottolineando che “stiamo andando auspicabilmente verso un accordo di pace tra Russia e Ucraina” e ricordando “l’importante accordo di interscambio con l’India e quello con il Mercosur, che, nonostante le difficoltà, apriranno promettenti spazi di aumento per le nostre esportazioni”. Determinante, secondo il presidente, sarà anche “l’evoluzione dell’economia tedesca, che dopo due anni di contrazione è tornata a crescere, con prospettive di ulteriore rafforzamento nel prossimo biennio”.

Il nostro sentiment è dunque positivo“, ha concluso Pozzo, evidenziando come “la politica di stabilità del governo nazionale rappresenti un punto di forza”, ma ribadendo la necessità di “interventi più robusti e duraturi per sostenere la crescita, con maggiori investimenti in innovazione e misure concrete per detassare strutturalmente il lavor”. “Il futuro economico dell’Italia e dell’Europa – ha aggiunto – si gioca sull’eccellenza tecnologica: lì dobbiamo concentrare le risorse, insieme a una formazione di qualità e alla continua qualificazione del nostro capitale umano”.