Il caro gasolio mette in crisi il settore dell’autotrasporto in Friuli Venezia Giulia: entro fino anno a rischio un’impresa su cinque.
In Friuli Venezia Giulia il settore dell’autotrasporto è già in forte ritirata e ora rischia un ulteriore colpo. Negli ultimi dieci anni ha perso il 30,5% delle imprese attive, uno dei cali più pesanti a livello nazionale. Un dato che fotografa una crisi strutturale e che oggi rischia di aggravarsi ulteriormente sotto la pressione del caro-carburante.
L’annuncio del fermo dei tir nei giorni scorsi rappresenta l’ultimo segnale di un comparto in sofferenza. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, entro la fine dell’anno un’impresa su cinque potrebbe essere costretta a chiudere, schiacciata da una crisi di liquidità sempre più difficile da sostenere.
Friuli Venezia Giulia tra le regioni più colpite.
Nel dettaglio regionale, il Friuli Venezia Giulia si colloca tra le realtà più in difficoltà. Le imprese sono passate da 1.473 nel 2015 a 1.024 nel 2025. A livello provinciale, Udine ha perso 192 aziende (-29,5%), Pordenone 139 (-29,3%), Trieste 65 (-33,2%) e Gorizia 53 (-35,1%). Un ridimensionamento diffuso che interessa tutto il territorio.
I numeri della crisi a livello nazionale.
Il quadro italiano è altrettanto preoccupante. Attualmente le imprese di autotrasporto sono circa 67.350, ma oltre 13.000 rischiano di scomparire entro la fine del 2026. Un ridimensionamento che si inserisce in una tendenza già in atto: nel 2015 le aziende erano 86.590, scese a 67.349 nel 2025, con una perdita complessiva di oltre 19 mila unità (-22,2%). Un settore, dunque, già indebolito negli anni e ora esposto a una nuova fase di forte instabilità.

Gasolio alle stelle.
A pesare è soprattutto il prezzo del diesel, arrivato mediamente a 2,135 euro al litro. Rispetto alla fine del 2025 l’aumento è stato del 30,6%, mentre il confronto con il periodo precedente alla crisi internazionale segna un +24%. Per un mezzo pesante con un serbatoio da 500 litri, fare il pieno costa oggi oltre 1.060 euro, circa 250 euro in più rispetto a pochi mesi fa. Su base annua, la spesa per il carburante può raggiungere quasi 77 mila euro per veicolo.
Considerando che il gasolio rappresenta circa il 30% dei costi operativi, l’impatto sui bilanci aziendali è immediato e difficilmente sostenibile.
Il nodo della liquidità.
Oltre ai rincari, sottolinea la Cgia di Mestre, il vero problema è il flusso di cassa. Gli autotrasportatori pagano il carburante immediatamente, mentre incassano le fatture anche dopo 60, 90 o 120 giorni. Una dinamica che mette in crisi soprattutto le piccole imprese, costrette ad anticipare risorse senza avere un adeguato capitale circolante. Il rischio concreto è che i mezzi restino fermi non per mancanza di lavoro, ma per impossibilità di sostenere i costi.
Le misure adottate finora non hanno prodotto gli effetti sperati. Il taglio delle accise, ad esempio, ha finito per ridurre anche i rimborsi fiscali spettanti agli autotrasportatori, annullando di fatto il beneficio.
