Adriatico, droni marini in azione: l’Università di Udine studia la salute del mare

Droni marini autonomi in navigazione nell’Alto Adriatico per monitorare lo stato di salute dei fondali tra Italia e Croazia. È partita da Rovigno, in occasione della Giornata mondiale degli oceani, la nuova campagna di ricerca dell’Università di Udine dedicata allo studio degli ecosistemi sommersi.

Un’attività che coinvolge le coste di Italia e Croazia e che ha come obiettivo lo studio delle praterie sommerse di fanerogame marine e delle comunità algali dell’Adriatico settentrionale, per valutarne lo stato di conservazione.

Le operazioni rientrano nel progetto europeo “Brigantine” e si appoggiano a una piattaforma operativa particolare: l’Uniud Sailing Lab, la barca-laboratorio multidisciplinare dell’Ateneo friulano di stanza a Monfalcone, presso la Società vela Oscar Cosulich (Svoc).

Tecnologia in mare per osservare gli ecosistemi

Al centro della missione ci sono i droni marini autonomi sviluppati dall’Università di Udine, capaci di raccogliere dati ad alta risoluzione sugli habitat costieri. Durante la navigazione, la strumentazione di bordo effettua misurazioni continue dei principali parametri chimico-fisici delle acque, costruendo un quadro aggiornato delle condizioni del mare.

Una volta raggiunta la costa croata, i ricercatori utilizzeranno i droni per osservare direttamente le praterie sommerse, lavorando insieme ai partner locali. Tutti i dati raccolti vengono trasmessi in tempo reale all’Adriaticum Data Hub, piattaforma digitale nata nel 2023 per raccogliere e integrare le informazioni ambientali dell’ecosistema marino adriatico.

Una rete scientifica tra Italia e Croazia

La missione è coordinata dall’Università di Udine nell’ambito del progetto Brigantine ed è guidata dal Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, con la supervisione scientifica di Sabina Susmel.

La parte tecnologica dell’Uniud Sailing Lab è affidata al team del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura guidato da Francesco Trevisan, mentre le attività di monitoraggio sul campo sono seguite dal gruppo di ricerca di Francesco Boscutti.

“Questa campagna rappresenta un risultato significativo in un percorso di cooperazione transfrontaliera – spiega Sabina Susmel – e conferma l’impegno dell’Università di Udine nella ricerca applicata, nell’innovazione tecnologica e nella collaborazione internazionale per la protezione degli ecosistemi dell’Adriatico“.

I partner del progetto

Al progetto Brigantine partecipano anche il Dipartimento di Scienze della vita dell’Università Politecnica delle Marche, il Centro di ricerche marine dell’Istituto “Ruđer Bošković” di Rovigno e il Corila, Consorzio per il coordinamento delle ricerche sul sistema lagunare di Venezia.