In Friuli Venezia Giulia cresce l’allarme per l’invecchiamento della popolazione e per la tenuta del sistema di welfare. A lanciarlo è lo Spi Cgil regionale, che richiama l’attenzione sui numeri della non autosufficienza e sulla necessità di rafforzare domiciliarità, medicina di prossimità, prevenzione e invecchiamento attivo.
Secondo il sindacato dei pensionati, la regione è ormai una vera e propria “società della longevità”: quasi il 28% della popolazione ha più di 65 anni e la percentuale è destinata a salire fino al 33% nei prossimi dieci anni. A questo si aggiunge un dato rilevante sul piano sanitario, con una quota di anziani affetti da patologie croniche pari al 22%, e un cambiamento profondo nella struttura delle famiglie: tra gli over 45, i nuclei monopersonali rappresentano ormai circa il 40%.
Il nodo della non autosufficienza
Al centro dell’allarme lanciato dallo Spi Cgil c’è soprattutto il tema della non autosufficienza. In Friuli Venezia Giulia, spiega il segretario regionale Renato Bressan, il numero delle persone non autosufficienti supera ampiamente quota 50mila.
“Sommando 40mila indennità di accompagnamento e 12mila pensioni di invalidità civile – afferma Bressan – il numero di non autosufficienti in Fvg supera ampiamente le 50mila persone, a fronte di 10mila posti letto in Rsa, di altre 10mila persone assistite attraverso il Fondo per l’autonomia possibile. Gli altri 30mila possono contare solo su qualche ora settimanale di assistenza domiciliare e per il resto dipendono esclusivamente dalle reti di assistenza familiare o dal supporto di una badante”.
Per il sindacato, dunque, il punto non è soltanto aumentare la capacità di risposta del sistema, ma cambiare il modello di assistenza, evitando che la casa di riposo diventi l’unica soluzione possibile.
“Puntare sulla domiciliarità e sull’autonomia degli anziani”
Bressan sottolinea come il Friuli Venezia Giulia disponga già di strumenti importanti, a partire dal Fondo per l’autonomia possibile, ma ribadisce la necessità di potenziare e innovare il welfare regionale.
“Anche il Friuli Venezia Giulia, pur potendo disporre di strumenti importanti e avanzati come il Fap, deve potenziare e innovare il suo modello di welfare – prosegue il segretario dello Spi Cgil –. Puntando non sulla istituzionalizzazione dell’assistenza, cioè la casa di riposo, ma sempre più sulla domiciliarità e su modelli avanzati di residenzialità basati sul co-housing e in ogni caso sull’obiettivo di preservare il più a lungo possibile l’autonomia degli anziani”.
Un tema che chiama in causa non solo l’assistenza sanitaria, ma anche la qualità della vita, la solitudine, la prevenzione e la capacità dei servizi di arrivare davvero nei territori.
I ritardi sulle Case della comunità
L’occasione per l’appello è stata l’iniziativa dedicata alla “Società della longevità”, organizzata a Trieste dallo Spi Cgil anche come momento di confronto con la Regione sui tempi di attuazione del Pnrr.
Tra le preoccupazioni sollevate dal sindacato ci sono i ritardi nell’avvio delle 32 Case della comunità previste in Friuli Venezia Giulia, di cui 19 hub e 13 spoke. Gran parte delle strutture, secondo quanto evidenziato nel corso dell’incontro, non sarà inaugurata entro il termine del 30 giugno.
Le Case della comunità rappresentano uno snodo considerato fondamentale per rafforzare la medicina territoriale, avvicinare i servizi ai cittadini e garantire una presa in carico più continua, soprattutto per gli anziani e per le persone fragili.
Prevenzione e integrazione sociosanitaria
Nel corso dell’evento è stato ribadito anche il ruolo centrale della prevenzione e dell’integrazione tra sociale e sanitario. Su questi aspetti sono intervenuti Daniela Bais, co-responsabile welfare e salute della segreteria regionale Spi, Fabio Barbone, ordinario di Igiene all’Università di Trento, già direttore scientifico del Burlo e responsabile della task force regionale per la gestione e il monitoraggio del Covid, e Stefano Cecconi, della segreteria nazionale Spi Cgil.
A portare il punto di vista della Regione è stato invece Ranieri Antonio Zuttion, responsabile dell’area di comunità della Direzione centrale Salute.
Durante la mattinata lo Spi ha inoltre consegnato un riconoscimento all’assistente sanitaria Jessica Bassanese, premiata per la sua tesi di laurea sul ruolo delle Case di comunità nel potenziamento della medicina di prossimità e della prevenzione. Il lavoro ha messo a confronto i dati socio-sanitari e demografici di quattro realtà del Friuli Venezia Giulia: Trieste, Palmanova, Tolmezzo e Cordenons, con l’obiettivo di favorire un approccio più mirato ai diversi bisogni di cura e assistenza.
