Sentenza Regeni, le reazioni in Friuli Venezia Giulia: “Un primo passo, ora avanti per la verità”

La sentenza sul caso di Giulio Regeni riaccende il dibattito anche in Friuli Venezia Giulia. A poche ore dal verdetto della Corte d’Assise di Roma, che ha condannato a 10 anni di reclusione tre appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani per il sequestro del ricercatore friulano, assolvendo invece il quarto imputato e senza arrivare a una condanna per l’omicidio, sono numerose le reazioni arrivate dal mondo politico regionale.

A intervenire è stato anche il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che ha invitato a non trasformare la sentenza in un nuovo terreno di scontro politico. “Dispiacciono le polemiche che anche oggi, purtroppo, vengono alimentate nel nostro Paese. Invece di accogliere tutti con soddisfazione questo primo passo e di auspicare che si possa andare avanti per scoprire la verità completa – non ancora definita da questa sentenza – ci si concentra sulle solite sterili contrapposizioni che caratterizzano troppo spesso la politica italiana, anche quando si tratta di argomenti così seri e importanti”.

Dal Consiglio regionale la richiesta di continuare a cercare la verità

Per Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, il verdetto rappresenta “un passaggio importante, perché consegna alla verità giudiziaria fatti che troppo a lungo sono stati circondati da omissioni e ostacoli”. Moretuzzo ha sottolineato soprattutto la tenacia della famiglia Regeni, ricordando che la sentenza “non restituisce Giulio ai suoi cari e non esaurisce tutte le domande che restano aperte”, ma rappresenta comunque “un punto fermo che nessuno potrà ignorare”. Secondo il consigliere, ora le istituzioni italiane ed europee devono adoperarsi affinché questa verità giudiziaria abbia conseguenze concrete.

Sulla stessa linea Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle, che definisce la decisione dei giudici una sentenza importante dopo anni di attesa e difficoltà investigative. “Si tratta di un passaggio comunque fondamentale nella ricerca di quella verità che la famiglia Regeni non ha mai smesso di chiedere”, afferma, sottolineando come la giustizia non possa cancellare il dolore, ma possa “dare un nome alle responsabilità” e impedire che la memoria del ricercatore venga dimenticata.

Più duro il giudizio politico di Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo la quale la condanna dei tre agenti egiziani per il sequestro costituisce “un passo storico e una parziale, ma fondamentale, vittoria contro il muro di gomma dell’impunità”. Pellegrino attribuisce il risultato soprattutto alla determinazione dei genitori Paola e Claudio Regeni, dell’avvocata Alessandra Ballerini e del “popolo giallo”, criticando al tempo stesso i rapporti mantenuti negli anni con l’Egitto. “Non si possono più barattare i diritti umani e il sangue di un giovane ricercatore con gli accordi commerciali, la vendita di armi o i patti di contenimento dei flussi migratori stretti con Al-Sisi”, sostiene la consigliera, chiedendo al Governo italiano di dare seguito alla sentenza.

Anche Furio Honsell di Open Sinistra Fvg esprime soddisfazione per il verdetto, pur sottolineandone i limiti. “Questa sentenza dà una risposta, ancorché parziale, al bisogno di verità e giustizia che da dieci anni chiedono i familiari di Giulio Regeni e tanti, tra cui noi, con loro”. Per Honsell, però, “piena chiarezza” non è stata ancora raggiunta e ora Governo e sistema economico italiano dovrebbero assumere una posizione più netta nei confronti dell’Egitto.

I consiglieri regionali del Partito democratico parlano invece di una “sentenza storica, che rende giustizia alla tenacia della famiglia Regeni e di quanti, in questi dieci anni, non hanno mai smesso di chiedere verità per Giulio, figlio della nostra terra”. Per il gruppo dem, la decisione dei giudici non deve rappresentare un punto finale: Regione e Governo dovrebbero continuare a chiedere al Cairo collaborazione, responsabilità e l’esecuzione delle condanne.

Serracchiani: “Un fatto di grande civiltà giuridica”

Tra le reazioni anche quella della responsabile nazionale Giustizia del Pd Debora Serracchiani, che ha definito la sentenza “un fatto di grande civiltà giuridica per l’Italia”. L’esponente dem ha riconosciuto alla magistratura italiana “un impegno determinante” per essere riuscita ad arrivare al processo e al verdetto di primo grado nonostante le difficoltà incontrate nel corso degli anni.

“È stata una dimostrazione di tenacia e una prova di esemplare autonomia da qualunque valutazione d’opportunità politica”, ha affermato Serracchiani, ricordando anche il ruolo della famiglia Regeni e della mobilitazione dell’opinione pubblica: “Dieci anni di insabbiamenti, depistaggi e intimidazioni non sono riusciti ad arginare una mobilitazione senza precedenti nel nome di Giulio Regeni”.

Dal Friuli Venezia Giulia emerge dunque una valutazione condivisa su un punto: il verdetto viene considerato un passaggio significativo, ma non conclusivo, in una vicenda giudiziaria che dopo oltre dieci anni lascia ancora aperta la questione delle responsabilità per la morte del ricercatore friulano. La stessa sentenza ha infatti riconosciuto la responsabilità dei tre imputati per il sequestro, senza giungere a una condanna per l’omicidio.