Come cambia il centro di Udine: calano i negozi, aumentano ristorazione e artigianato

Meno negozi tradizionali, più ristorazione, strutture ricettive e attività artigianali. Il centro storico di Udine mantiene sostanzialmente stabile il numero complessivo delle imprese, ma negli ultimi anni sta cambiando volto. Tra il 2021 e il 2025 le attività del commercio al dettaglio, della ristorazione e dell’artigianato sono passate complessivamente da 1.442 a 1.452, con dieci posizioni in più.

A fotografare l’evoluzione è l’aggiornamento del Protocollo di rigenerazione urbana, che incrocia i dati del Suap comunale e quelli della Camera di Commercio con il censimento delle attività e delle vetrine del centro storico. Un’analisi dalla quale emerge come proprio il cuore della città continui a concentrare una parte importante dell’economia udinese: qui si trovano 713 delle 1.423 attività di commercio al dettaglio presenti nell’intero Comune, praticamente una su due.

Meno negozi, crescono ristorazione e artigianato

Dietro alla sostanziale stabilità del numero totale si nasconde però una trasformazione significativa. Secondo i dati della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, i negozi al dettaglio nel centro storico sono scesi da 739 a 713, con una diminuzione del 3,5%.

A compensare il calo sono soprattutto altri settori. Le attività di ristorazione e alloggio sono cresciute da 514 a 532, pari al 3,5% in più, mentre manifattura e artigianato sono passati da 189 a 207 attività, con un incremento del 9,5%. Il risultato è un saldo complessivo positivo di dieci attività rispetto al 2021.

La stessa trasformazione, pur con numeri diversi, riguarda l’intera città. Nel Comune di Udine le posizioni attive iscritte al Registro Imprese sono aumentate da 10.485 a 10.747, 262 in più in quattro anni. Il commercio al dettaglio è sceso da 1.444 a 1.423 attività, mentre sono cresciuti i servizi alla persona e alla cultura, da 908 a 984, e manifattura e artigianato, da 597 a 613. In aumento anche il grande insieme formato da servizi, professionisti e sedi d’impresa, passato da 6.240 a 6.438 posizioni.

Una tendenza che si inserisce in un fenomeno molto più ampio. Secondo Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparsi circa 156 mila punti vendita, quasi uno su quattro. Nei centri storici le difficoltà hanno riguardato in particolare settori come abbigliamento, librerie, giocattoli, mobili e ferramenta. Udine, nel periodo preso in considerazione, mostra una contrazione più contenuta: il commercio del centro rappresenta ancora il 50,1% di quello dell’intera città, mentre nel cuore urbano si concentra anche il 55,4% delle attività di ristorazione e alloggio.

Il centro, inoltre, non vive soltanto di negozi e locali aperti al pubblico. In base all’indirizzario ufficiale ANNCSU, all’interno del suo perimetro risultano 4.592 posizioni attive, il 42,7% del totale comunale, comprendendo anche studi professionali, uffici, servizi e imprese che non necessariamente dispongono di una vetrina al piano strada.

Il censimento delle vetrine e i fondi per rilanciare il centro

Proprio per distinguere le imprese registrate dalle attività realmente visibili nelle strade, il Comune ha affiancato ai dati camerali un censimento diretto dei fronti al piano terra di 143 vie del centro, aggiornato al 30 giugno 2026. I sopralluoghi permettono di verificare quali vetrine siano effettivamente utilizzate, quali locali risultino vuoti e dove sia necessario concentrare gli interventi di rigenerazione.

Su questi dati si basa anche la strategia comunale per il rilancio del centro. Il bando dedicato alla ripresa economica ha stanziato 1,4 milioni di euro di contributi a fondo perduto per nuove aperture, ristrutturazioni e riaperture di spazi sfitti. Le misure hanno favorito oltre 3 milioni di euro di investimenti collegati all’insediamento di nuove attività in città.

A sottolineare il cambiamento in corso è anche il presidente mandamentale di Confcommercio Udine Fabio Passon. “Siamo molto soddisfatti del protocollo d’intesa siglato da tre anni a questa parte che ci consente di fare un bilancio tra i numeri del 2021 e il 2025. Questo è un punto di partenza: dall’analisi dei dati possono emergere ulteriori informazioni su cui possiamo basarci per costruire le iniziative del futuro”.

Tra gli aspetti sui quali concentrare l’attenzione, secondo Passon, ci sono proprio l’ospitalità e l’evoluzione delle attività del centro storico. “Questo si sta trasformando da area a vocazione emporiale a luogo di servizi. Dall’analisi dobbiamo passare alla sintesi e alla luce dei dati emersi oggi faremo i debiti ragionamenti per gli investimenti del futuro, insieme al Comune”.