Uno spettacolo raro e fuori scala nel Golfo di Trieste, dove decine di vaccarelle Aetomylaeus bovinus e una tartaruga marina Caretta caretta sono state osservate mentre si alimentavano tra i filari delle mitilicolture, in quello che i ricercatori definiscono un evento eccezionale per tutto l’Adriatico.
Le immagini raccolte nei giorni scorsi dai ricercatori di Shoreline in forza all’Area Marina Protetta di Miramare mostrano una scena difficilmente immaginabile in queste proporzioni: gruppi numerosi di grandi razze che si muovono in formazione tra le strutture sommerse, mentre si nutrono dei molluschi direttamente dai filari. Accanto a loro, una tartaruga marina avanza tra le reti e afferra i mitili con movimenti lenti e decisi, mentre attorno si concentrano pesci che approfittano dei frammenti dispersi nell’acqua.
Un fenomeno mai osservato in queste dimensioni
Gli allevamenti estensivi di mitili rappresentano non solo una forma di prelievo sostenibile delle risorse marine ma anche ecosistemi ricchissimi di biodiversità, sotto e sopra la superficie
La concentrazione straordinaria di vaccarelle registrata in questi giorni ne è una dimostrazione: per il numero di esemplari conteggiati – alcuni dei gruppi avvistati tra Grignano e Santa Croce
raggiungevano i 50 individui – si tratta di osservazioni fuori dal comune non solo per il Golfo di
Trieste ma per tutto l’Adriatico e il Mediterraneo.
Nei due anni passati, sia i nostri subacquei che gli stessi mitilicoltori avevano segnalato la presenza
di esemplari di vaccarella e delle aquile di mare Myliobatis aquila alimentarsi sui filari sommersi,
ma i numeri rilevati in questi giorni non hanno precedenti. Per gli studiosi si tratta di un comportamento che apre interrogativi nuovi, sia dal punto di vista ecologico che biologico.
Le osservazioni sul campo dei ricercatori
Dopo le segnalazioni arrivate anche dagli allevatori locali, i ricercatori dell’Area Marina Protetta hanno attivato un monitoraggio diretto dell’area. Prima è stato utilizzato un drone per individuare le zone di maggiore concentrazione, poi le squadre sono entrate in acqua per osservare da vicino il comportamento degli animali.
Le immagini confermano una dinamica precisa: le vaccarelle si dispongono sui filari e frantumano i bivalvi con le piastre dentarie, mentre la tartaruga si inserisce tra i gruppi e si alimenta direttamente dalle reti.
Tra biodiversità protetta e attività produttive
L’eccezionalità dell’evento non riguarda solo l’aspetto naturalistico. Le osservazioni hanno infatti evidenziato anche un impatto sulle mitilicolture tradizionali della costa triestina, con filari in alcuni casi fortemente danneggiati. Gli allevamenti estensivi di mitili fanno di questo territorio una Riserva di Biosfera riconosciuta dall’UNESCO per la convivenza armoniosa tra Uomo e Natura.
Ed è proprio in nome di questa convivenza, da promuovere e sostenere con ogni mezzo, che l’AMP
Miramare si è subito messa in azione per affrontare quella che è una vera e propria criticità. Da una parte si tratta di specie protette e considerate minacciate a livello mediterraneo, dall’altra di un’attività produttiva storica del territorio, riconosciuta anche come parte di un modello sostenibile e integrato con l’ambiente. Una convivenza che, in questa fase, mostra nuovi elementi di complessità.
La richiesta di un tavolo tecnico alla Regione
Per affrontare la situazione, l’Area Marina Protetta di Miramare ha proposto alla Regione Friuli Venezia Giulia l’attivazione di un tavolo tecnico con i servizi competenti in materia di biodiversità e risorse ittiche, insieme ai rappresentanti del comparto mitilicolo.
L’obiettivo è definire un quadro condiviso che consenta di comprendere meglio il fenomeno, attivare un monitoraggio strutturato e individuare misure di gestione compatibili con la tutela delle specie e la sostenibilità economica delle attività. Nel frattempo, si valuta anche il coinvolgimento di ulteriori istituti scientifici specializzati nello studio dei raiformi e degli ecosistemi marini.
La vaccarella, una specie sotto protezione internazionale
La vaccarella Aetomylaeus bovinus è una delle più grandi aquile di mare presenti nel Mediterraneo, appartenente alla famiglia dei pesci cartilaginei. La specie è inserita nelle liste rosse IUCN ed è considerata fortemente minacciata. È inoltre protetta da convenzioni internazionali che ne impongono la tutela e la conservazione.
Le sue piastre dentarie le permettono di frantumare bivalvi e crostacei, mentre la sua presenza nei sistemi di allevamento non è ancora del tutto chiarita dagli studi scientifici.
Un fenomeno che apre nuove domande scientifiche
Resta ora da capire se la concentrazione osservata nel Golfo di Trieste sia legata esclusivamente alla ricerca di cibo o se possa essere collegata anche a dinamiche riproduttive.
In questo caso, l’area potrebbe assumere un ruolo ancora più rilevante, diventando non solo zona di alimentazione ma anche possibile area di aggregazione e sviluppo per alcune specie di elasmobranchi. Un’ipotesi che, se confermata, renderebbe l’Alto Adriatico un laboratorio naturale di importanza ancora più ampia per la ricerca marina.

©TommasoDeLorenzi – Shoreline – AMPMiramare
