La Regione Fvg ha stabilito che il progetto della centrale sul Vajont non è assoggettabile alla Via, la Valutazione di impatto ambientale.
Accelera sull’iter per la realizzazione della nuova centrale idroelettrica sul Vajont. La Direzione centrale Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile del Friuli Venezia Giulia ha stabilito che il progetto presentato da Welly Red srl, relativo alla derivazione d’acqua a uso idroelettrico dal torrente Vajont nel Comune di Erto e Casso, non dovrà essere sottoposto alla procedura di Valutazione di impatto ambientale.
Una decisione che riaccende le tensioni tra Friuli Venezia Giulia e Bellunese, dove il progetto è da tempo al centro di una forte opposizione. A contestare l’impianto sono in particolare Longarone e l’associazione “Vajont. Il futuro della memoria”, che si prepara a lanciare una petizione popolare contro la centrale. Sul tavolo ci sarebbe già anche l’ipotesi di un ricorso.
Il progetto non sarà sottoposto a Via
Nel decreto regionale si legge che il progetto dell’impianto idroelettrico da realizzarsi a Erto e Casso, denominato “concessione della derivazione d’acqua per uso idroelettrico dal torrente Vajont”, non è da assoggettare alla procedura di Via.
La decisione non equivale però a un via libera senza condizioni. La Regione ha infatti indicato una serie di misure ambientali che la società dovrà rispettare per evitare o prevenire possibili impatti significativi. Tra queste rientrano controlli sul rumore prodotto dalla centrale una volta entrata in esercizio e verifiche legate alla gestione dei materiali di scavo.
In particolare, dovrà essere effettuato un monitoraggio dell’impatto acustico da parte di un tecnico competente, con rilievi fonometrici in grado di distinguere le diverse sorgenti sonore. La Regione chiede inoltre attenzione all’eventuale presenza di componenti tonali del rumore associate al funzionamento degli impianti, che potrebbero comportare penalizzazioni secondo la normativa vigente.
Il nodo degli scavi e dei mezzi di cantiere
Un altro punto centrale riguarda la gestione del materiale proveniente dagli scavi. Prima dell’avvio del cantiere dovrà essere chiarita la disponibilità della cava Pascoli rispetto ai tempi previsti per i lavori. Qualora fosse necessario, dovrà essere individuato un ulteriore sito di conferimento.
La Regione chiede anche che vengano indicati con precisione i percorsi dei mezzi pesanti, con l’obiettivo di ridurre il più possibile il passaggio attraverso centri abitati o nodi stradali critici. Dovranno inoltre essere dettagliate le misure per limitare i rischi legati all’ingresso e all’uscita dei mezzi di cantiere sulla strada provinciale.
Per la realizzazione della centrale il termine indicato è di cinque anni. Se entro questo periodo il progetto non sarà completato, la verifica di assoggettabilità a Via dovrà essere ripetuta, salvo eventuale proroga concessa su richiesta del proponente.
La protesta del Bellunese
La decisione del Friuli Venezia Giulia ha provocato nuove reazioni nel Bellunese, dove il progetto è percepito come particolarmente delicato anche per il peso storico e simbolico del Vajont. Longarone, luogo segnato dalla tragedia del 1963, resta tra i territori più contrari alla realizzazione dell’impianto.
L’associazione “Vajont. Il futuro della memoria” ha annunciato per lunedì il lancio di una petizione popolare per chiedere lo stop al progetto. Nella stessa giornata, durante un’assemblea pubblica a Longarone, potrebbero arrivare anche indicazioni più precise sulle prossime iniziative, compreso il ricorso da parte di enti e comitati.
Il decreto è stato trasmesso, oltre che alla società proponente, anche ai Comuni di Erto e Casso e Longarone, alla Provincia di Belluno, alla Regione Veneto e ai servizi competenti in materia di risorse idriche, geologia e difesa del suolo. La partita, dunque, resta aperta e si prepara a spostarsi dal piano amministrativo a quello politico e legale.
