La ferocia classista e moralista mascherata da romanticismo è al centro dello spettacolo La signora delle camelie, liberamente tratto dal romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, resa celebre anche dalla versione operistica di Giuseppe Verdi, La traviata, in scena in regionecon la drammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva, per il circuito di ERT – Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia.
Sul palco prende forma l’amore impossibile tra Marguerite Gautier e Armand Duval, interpretati da Anna Manella e Alberto Marcello. La vicenda si ispira alla relazione realmente vissuta dallo stesso Dumas figlio con Marie Duplessis, figura destinata a diventare uno degli stereotipi femminili più potenti dell’Ottocento. Amore e morte costituiscono qui un binomio tipico del clima post-romantico: è la storia di una prostituta, destinata a morire prematuramente a causa della tisi, che incontra l’amore sincero di un giovane deciso a riscattarla dalla sua condizione. Ma il padre del ragazzo, per proteggere il buon nome della famiglia, la costringe a interrompere la relazione. Tra i temi evocati affiora quindi anche il paragone della protagonista con l’eroina mitologica Ifigenia: entrambe condividono un destino di sacrificio, ma in forme diverse. Nel caso di Marguerite, il sacrificio è imposto dalla società; Ifigenia, invece, accetta consapevolmente il proprio destino.
Lo spettacolo si muove tra Ottocento e contemporaneità. Da un lato viene rappresentato lo specchio di una nuova società borghese, la classe industriale e finanziaria che ha conquistato il potere economico e che trova nel teatro uno dei luoghi privilegiati di rappresentazione sociale in cui esibire le cortigiane, manifestando un sistema di sfruttamento che continua perfino oltre la loro morte: lo stesso Dumas figlio, infatti, otterrà fama e successo proprio dal racconto della sua relazione con Duplessis. Dall’altro vi è uno sguardo critico al presente: l’intenzione del regista è mettere in luce un mondo che riduce le donne a oggetti, figure da esibire più che persone da amare nella loro identità. Ne emerge una critica esplicita quindi non solo alla borghesia della seconda metà dell’Ottocento, ma anche alla persistenza di queste dinamiche ancora oggi.
La scena è volutamente spoglia: al centro si trova un piccolo palchetto teatrale su cui Marguerite recita e che diventa il suo spazio obbligato, il luogo in cui la società e gli uomini la costringono a esibirsi, trasformandolo in una sorta di gabbia dorata.
Accanto ai protagonisti compaiono anche un narratore, interpretato da Gabriele Benedetti e due personaggi presenti nel romanzo: Gastone e Prudenza, portati in scena rispettivamente da Vito Vicino e Nika Perrone.
Nello spettacolo emerge inoltre un conflitto generazionale tra Alexandre Dumas padre e Alexandre Dumas figlio, quest’ultimo schiacciato dal peso della fama del padre.
“Con Signora delle Camelie Alexandre Dumas figlio si denuda, racconta – con una sorta di incoscienza, con una limpidità di cui evidentemente si pentirà – il suo rapporto con le donne, l’amore, il possesso. Non si fa sconti. Racconta le sue ossessioni, la sua piccolezza, si ridicolizza. L’unico desiderio che ho avuto, affrontandolo, è stato di non farmi sconti a mia volta. Partendo dal classico, da un sapore riccamente ottocentesco, e scivolando sempre più avanti, sempre più vicino, a me, a noi. Per guardarci”, spiega lo stesso Ortoleva. “Per chiudere questa personale trilogia sui miti dell’amore romantico, passata per il romanzo di Lancillotto e per La dodicesima notte di William Shakespeare, ho scelto un testo che mi ha sempre sconvolto per la sua ferocia cortese”.
Per conoscere le prossime date dello spettacolo e il calendario completo del circuito ERT FVG, visita il sito ufficiale dell’ente: https://ertfvg.it/
