Patto ai fornelli tra nonne e giovani: il progetto che salva la cucina tradizionale in montagna

Foto della festa dei Cjarsons di Sutrio

Un progetto per tramandare le ricette della nonna e la cucina tipica della montagna friulana.

C’è un ingrediente segreto che nessuna tecnologia potrà mai sostituire: il sapere tramandato davanti ai fornelli, tra il profumo di un soffritto e il racconto di una vita passata in quota. È questo il cuore pulsante di “NON(N)A”, il progetto Interreg Italia–Austria realizzato da Melius srl – impresa sociale e dalla Comunità di Montagna Canal del Ferro Valcanale, insieme al partner austriaco Bildung&Lerner. L’iniziativa trasforma la cucina tipica friulana in un bene comune che unisce le nonne della Carnia, del Canal del Ferro e Valcanale e di Hermagor con i professionisti del domani.

Le ricette della nonna: un passaggio di testimone

Il progetto non si limita alla semplice raccolta di dati, ma cerca un vero incontro tra le generazioni per proteggere i piatti tipici di montagna e i metodi di lavorazione storici. Le custodi della memoria, le nonne del territorio, aprono il loro scrigno di segreti agli studenti dell’ISIS “Paschini-Linussio” di Tolmezzo e dell’Istituto “I. Bachmann” di Tarvisio.

Attraverso laboratori e pubblicazioni, le ricette della nonna diventano materia di studio vivo. È un tentativo di salvare le tradizioni della Carnia e della montagna friulana, che non possono andare disperse, rendendo i ragazzi consapevoli che ciò che cuciniamo racconta chi siamo.

Tra cucina tipica friulana e cambiamento climatico

L’evento di presentazione, ospitato all’Albergo Roma di Tolmezzo, ha messo in luce come la cucina tradizionale della montagna sia un patrimonio vivo ma fragile. Produzioni e ricette sono infatti soggette alle spinte del cambiamento climatico e delle nuove tecnologie.

Salvaguardare i metodi sostenibili praticati nelle valli alpine diventa quindi una strategia per il futuro: la sapienza delle nonne rappresenta una radice profonda capace di generare innovazione se coltivata dalle nuove generazioni, capaci di integrare le antiche conoscenze con la cultura gastronomica contemporanea.

Cibo buono, pulito e giusto per il futuro delle valli

Il confronto ha coinvolto esperti e produttori locali per tracciare una rotta che unisca etica e sapore. Marino Ambrosino di Slow Food Alto Friuli, Luca Poggetti di Ersa Fvg e Paolo Settimi del Biodistretto di Tarvisio hanno sottolineato la necessità di puntare su prodotti di qualità, facendo leva sulla biodiversità locale.

Le culture tipiche vanno salvaguardate mentre la cucina tradizionale, oggi chiamata a confrontarsi con il cambiamento climatico e le tecnologie, rappresenta un fattore capace di generare potenzialità innovative future che la frontiera dell’intergenerazionalità può ulteriormente consolidare.