Addio a Renato Tubaro, il più giovane dei fondatori dell’ICM

Renato Tubaro, secondo da destra, alle spalle di Giuseppe Ungaretti e Michele Martina (Gorizia, 1966) – Foto di Arduino Altran (Archivio ICM)

Renato Tubaro era uno dei cinque fondatori dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei

È scomparso mercoledì Renato Tubaro, il più giovane tra i cinque fondatori dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei (ICM), figura chiave del panorama culturale e sociale del Goriziano. La sua morte segna la fine di un’epoca per l’intera comunità mitteleuropea, che perde non solo un organizzatore instancabile ma anche un autentico tessitore di relazioni umane e culturali tra i popoli.

La grande comunità degli Incontri Culturali Mitteleuropei — unita alla nuova Presidenza ed al Direttivo dell’Istituto — ricorda la sua esemplare dedizione verso la Comunità del Goriziano, in tutte le sue componenti storiche e socioculturali, nella consapevolezza che i frutti che ha saputo far maturare rappresentano un contributo tutt’ora forte e attuale.

Renato Tubaro era l’ultimo, il più giovane tra i cinque fondatori dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei (ICM), assieme ai compianti Michele Martina, padre Sergio Katunarich, Rocco Rocco e Pasquale De Simone.

ICM si onora di averlo avuto presente fino a uno degli ultimi convegni internazionali annuali che lo hanno visto attivo, indispensabile protagonista e animatore di relazioni umane. Da Busek a Magris, da Wandruska a Szabo, da Zettel a Santarcangeli, da Slobec a don Moretti: italiani, sloveni, friulani, tedeschi, austriaci, ungheresi, sloveni, croati, serbi, utilizzando alcune delle loro lingue che aveva studiato ed imparato come profeta del “fare”.

È stato fin da giovanissimo Presidente del Centro Studi “sen. Antonio Rizzatti”, editore della rivista “Iniziativa Isontina”, i due “precursori” di ICM e, pochi anni dopo, anche dell’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG).

Nel ruolo di Segretario generale dell’ICM, Renato Tubaro è stato per trent’anni a fianco del suo amico Michele Martina, assieme a tanti altri, tra i quali Celso Macor e Quirino Principe, garantendo a ICM il conseguimento del più ambizioso obiettivo strategico: conciliare l’Impegno sociale e la Cultura con la forza del messaggio Ungarettiano della Fratellanza.