Il tema della sicurezza stradale torna al centro del dibattito politico regionale, con un occhio di riguardo per quei tratti dove la visibilità è ridotta e il rischio di incidenti aumenta pericolosamente. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione che apre la strada alla sperimentazione di tecnologie innovative per rendere le carreggiate visibili anche nelle tenebre più fitte.
Al centro della proposta c’è la possibilità di introdurre la segnaletica orizzontale fotoluminescente, una soluzione che potrebbe cambiare il volto della guida notturna nelle nostre zone.
L’allarme sulla mortalità notturna e la proposta di Miani
Il promotore dell’iniziativa è il consigliere Elia Miani (Lega): “I dati evidenzino chiaramente che, sebbene gli incidenti avvengano quotidianamente, è nelle ore notturne che si registrano i più alti tassi di mortalità“. Secondo il consigliere, uno dei problemi principali risiede proprio nello stato delle nostre strade.
“Una criticità evidente riguarda la segnaletica orizzontale, spesso poco visibile o usurata, con conseguenze rilevanti per la sicurezza di chi guida, soprattutto di notte e in condizioni di scarsa illuminazione”. La soluzione proposta guarda oltre confine, puntando su vernici speciali che “caricano” la luce solare per poi restituirla al buio.
Miani ha infatti proposto “di valutare e sperimentare anche nella nostra regione tecnologie innovative già testate all’estero, come la segnaletica fotoluminescente, in grado di assorbire la luce durante il giorno e restituirla di notte, migliorando la visibilità anche in assenza di illuminazione pubblica”. La mozione impegna quindi la Giunta ad attivarsi su tre fronti: adeguamento normativo, avvio di un progetto sperimentale e individuazione degli enti competenti
Il dibattito tra innovazione e sicurezza dei materiali
La discussione, guidata dal presidente Mauro Bordin, ha visto un ampio consenso sulla necessità di aggiornare le attuali dotazioni stradali. Marko Pisani (Slovenska skupnost) ha suggerito un approccio dinamico, invitando ad “adeguare la tecnologia proposta alla luce delle sperimentazioni già avviate negli ultimi anni, ampliando le possibilità oggi disponibili e prevedendo test per individuare le soluzioni più efficaci“.
Un’apertura condivisa anche dal Pd con il capogruppo Diego Moretti, che ha confermato il sostegno del suo gruppo evidenziando come “tutto ciò che va nella direzione di aumentare la sicurezza stradale sia positivo“. La mozione ha trovato il favore anche di Forza Italia, con Michele Lobianco che ha chiesto l’adesione ufficiale del suo gruppo alla mozione.
Risparmio energetico e visibilità nei tratti isolati
Oltre alla sicurezza, la nuova segnaletica potrebbe portare benefici anche alle casse pubbliche e all’ambiente. Serena Pellegrino (Alleanza Verdi Sinistra) ha infatti rimarcato l’importanza di “sperimentare la segnaletica fotoluminescente per migliorare la visibilità delle carreggiate, soprattutto nei tratti in cui l’illuminazione è assente o insufficiente“.
Si tratterebbe, secondo la consigliera, di “una tecnologia già testata in altri contesti, capace di aumentare la sicurezza e offrire anche un potenziale risparmio energetico“. Pellegrino ha inoltre lanciato l’idea di “inserire la sperimentazione all’interno di cantieri stradali già avviati“.
I prossimi passi e il nodo della responsabilità
Nonostante l’entusiasmo, la fase di test dovrà affrontare alcuni scogli burocratici e legali non trascurabili. L’assessore Pierpaolo Roberti ha confermato “la disponibilità da parte degli Enti di decentramento regionale ad avviare la sperimentazione“, ma ha posto un freno cautelativo sulle modalità pratiche.
Il problema principale riguarda il Codice della Strada: essendo materiali non ancora regolamentati, il loro uso su strade aperte potrebbe generare problemi legali. “Va considerato il tema della responsabilità, poiché si tratta di materiali e segnaletica non ancora previsti dai regolamenti. In caso di incidenti, questo aspetto diventa rilevante“, ha spiegato l’assessore.
Per questo motivo, Roberti ha chiarito che “le eventuali sperimentazioni non potranno essere effettuate su strade aperte al traffico veicolare, ma dovranno avvenire in condizioni controllate, così da evitare responsabilità per i soggetti gestori delle infrastrutture”.
