Udine al terzo posto per aumento del costo della vita: rincari per 955 euro a famiglia.
Udine finisce sul podio delle città più care d’Italia per aumento del costo della vita. A dirlo sono i dati territoriali sull’inflazione di aprile diffusi dall’Istat, sulla base dei quali l’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato la classifica dei capoluoghi dove i rincari pesano di più sui bilanci familiari.
Il dato colpisce perché Udine, con un’inflazione tendenziale del 3,4%, registra una spesa aggiuntiva annua stimata in 955 euro per una famiglia tipo. Una cifra che colloca il capoluogo friulano al terzo posto nazionale, subito dopo Bolzano e Rimini.
La classifica degli aumenti: anche Pordenone nelle prime 10.
In cima alla classifica c’è Bolzano, dove l’inflazione al 3,4% si traduce nella maggiore stangata annua: 1.128 euro in più per una famiglia media. Al secondo posto si piazza Rimini, con un’inflazione del 3,6% e un aggravio stimato in 991 euro.
Sul gradino più basso del podio c’è appunto Udine, che con il suo +3,4% supera anche città come Roma e Verona in termini di impatto economico sui nuclei familiari. Nella Capitale, quarta, l’inflazione al 2,4% comporta una spesa aggiuntiva di 953 euro, mentre Verona, quinta, registra 937 euro in più a famiglia.
A seguire Lucca e Pistoia, mentre all’ottavo posto c’è Pordenone con un’inflazione del 3,1% e una maggiore spesa stimata in 871 euro all’anno per una famiglia tipo. A chiudere la top ten Belluno e Vicenza. Il tasso d’inflazione più alto si registra però al sud, con Cosenza e Reggio Calabria al primo posto, entrambe con un’inflazione del 4%. Al secondo posto c’è Macerata, con il 3,7%.
Pesano energia, trasporti e alimentari
Lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori non si limita all’indice generale dei prezzi, ma analizza anche le voci che più hanno risentito del cosiddetto “Effetto Iran”, legato alle tensioni internazionali e alle ricadute sui costi energetici e dei trasporti.
Tra i settori più colpiti ci sono elettricità, gas e altri combustibili, compresi gasolio per riscaldamento e idrocarburi, ma anche l’utilizzo dei mezzi personali di trasporto, voce che include benzina, diesel, Gpl e metano. A questi si aggiungono i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, sui quali sono già stati in parte trasferiti gli aumenti legati a energia e trasporti.
Il risultato è un aumento diffuso della spesa quotidiana: dal pieno dell’auto alle bollette, fino al carrello della spesa. Rincari che, sommati, incidono in modo pesante sui bilanci delle famiglie friulane.
