Meno giovani, laureati che scelgono di trasferirsi all’estero, un mercato del lavoro che fatica a trovare profili qualificati e una società che cambia rapidamente. Sono alcune delle sfide alle quali l’Università di Udine prova a rispondere con il nuovo Piano strategico 2026-2028, presentato dal rettore Angelo Montanari alla comunità accademica e ai rappresentanti delle realtà territoriali.
Il documento traccia gli obiettivi dell’Ateneo per il prossimo triennio e punta a orientare decisioni, attività e investimenti attraverso impegni concreti e verificabili.
La presentazione è stata accompagnata dall’intervento della sociologa Isabella Pierantoni e dalla tavola rotonda “Sistema universitario e territorio: contesto e sfide”, alla quale hanno partecipato l’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen, il presidente del Nucleo di valutazione dell’Università di Udine Mario Minoja e la presidente del Consiglio degli studenti Elizabeth Moretti. L’incontro è stato moderato dal condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini.
«Un piano nato dall’ascolto del territorio»
Il rettore Angelo Montanari ha spiegato che il nuovo Piano strategico nasce da un percorso di confronto con la comunità universitaria e con gli interlocutori esterni. “Il nuovo Piano strategico affonda le sue radici nell’ascolto attento della comunità universitaria, del territorio e dei nostri principali partner e si fonda su un’accurata analisi del contesto attuale” ha detto Montanari.
La visione dell’Ateneo si basa su un equilibrio tra dimensione universale della conoscenza, radicamento territoriale e apertura internazionale. “In un’epoca caratterizzata da forte complessità e variabilità, l’Università di Udine ha scelto di puntare sulla chiara definizione di criteri guida capaci di orientare i processi decisionali e di permettere rimodulazioni degli obiettivi in corso d’opera al mutare del contesto”, ha aggiunto il rettore.
L’Ateneo del Friuli tra territorio e dimensione internazionale
Uno dei pilastri del Piano è il modello dell’“Ateneo del Friuli”: un’università policentrica che valorizza la presenza nelle diverse comunità regionali. “Per l’Università di Udine, l’eccellenza scientifica e la proiezione internazionale non sono in contrasto con il legame storico con il Friuli. Al contrario, le due dimensioni si alimentano a vicenda”, ha sottolineato Montanari.
Secondo il rettore, lo stesso principio vale per la ricerca, dove devono convivere la libertà della ricerca di base e la concretezza della ricerca applicata. “Se la prima alimenta l’innovazione, la seconda risponde ai bisogni del tessuto produttivo, delle istituzioni e della società”, ha spiegato.
Udine, Pordenone, Gorizia e Gemona: quattro vocazioni
Il Piano conferma una presenza distribuita sul territorio, con competenze specifiche per ogni sede.
Udine continuerà a rappresentare il fulcro dell’Ateneo. Pordenone punterà sulle tecnologie digitali, sulla finanza e sull’ingegneria industriale, in forte collegamento con un territorio che nel 2027 sarà Capitale italiana della cultura.
Gorizia rafforzerà la propria identità internazionale e transfrontaliera attraverso gli studi europei e le relazioni pubbliche. Gemona del Friuli svilupperà invece il rapporto tra scienze motorie, discipline mediche e sostenibilità grazie alla nuova Scuola laboratoriale di alta formazione in resilienza, Uniud ResilHub.
La fuga dei laureati e il rischio perdita di capitale umano
Uno dei temi centrali del Piano riguarda la fuga dei laureati. Secondo l’analisi contenuta nel documento, il fenomeno rappresenta una perdita di capitale umano qualificato per il Paese e in particolare per il Nord-Est.
Nel Friuli Venezia Giulia, inoltre, l’analisi del mismatch tra domanda e offerta di lavoro evidenzia che nel periodo 2024-2028 mancheranno circa 16.300 lavoratori, con il 37% del fabbisogno riferito a profili ad alta qualificazione, soprattutto negli ambiti della sanità, dell’ingegneria e dell’economia.
Per contrastare questa tendenza, l’Università punta a rafforzare il collegamento tra formazione e mondo del lavoro attraverso servizi di placement più strutturati, rapporti più stretti con imprese, enti pubblici e organizzazioni del territorio, programmi di mentoring specialistico e sostegno alla cultura imprenditoriale.
Meno giovani e calo delle matricole: la sfida demografica
L’altro grande fronte riguarda il calo della popolazione studentesca. Entro il 2045 la fascia tra i 18 e i 21 anni diminuirà del 29%, con una possibile riduzione del 20% delle matricole sia a livello nazionale sia regionale.
Per affrontare questa prospettiva, l’Ateneo punta su una maggiore capacità attrattiva, con percorsi più flessibili, maggiore personalizzazione della didattica e nuove forme di orientamento. Tra gli obiettivi ci sono anche il rafforzamento dei rapporti con le scuole, il sostegno agli studenti in condizioni di svantaggio socioeconomico e culturale e lo sviluppo di accordi per titoli congiunti e doppi titoli con università italiane e straniere.
Più attenzione agli studenti: servizi, benessere e mobilità
Il Piano dedica particolare spazio alle esigenze delle nuove generazioni, che chiedono maggiore digitalizzazione, flessibilità, inclusione e attenzione al benessere psicologico.
L’Università vuole rendere più attrattiva la presenza fisica nei campus attraverso laboratori, attività esperienziali e percorsi interdisciplinari, integrando però anche strumenti digitali avanzati nella didattica.
Sono previsti il potenziamento dei servizi di supporto psicologico e orientamento, oltre a nuove forme di mobilità territoriale “leggera” tra atenei, che permettano agli studenti di frequentare corsi, laboratori e attività formative anche in sedi diverse.
Formazione continua per chi lavora
Un altro capitolo riguarda la trasformazione del mondo del lavoro e la necessità di aggiornare continuamente le competenze. Il Piano prevede la nascita di un “Hub di formazione continua” dedicato a master, corsi di perfezionamento, percorsi executive e programmi professionalizzanti.
L’obiettivo è superare il concetto tradizionale di formazione legata solo alla fase universitaria e costruire un modello di apprendimento permanente lungo tutta la vita professionale.
Ricerca e attrazione dei giovani talenti
Sul fronte scientifico, l’Ateneo punta a rafforzare qualità e competitività della ricerca.
Sono previsti incentivi per i ricercatori impegnati in progetti europei, bandi per attrarre ricercatori post-doc internazionali, fondi di avvio per nuove attività scientifiche e un Welcome Office dedicato all’accoglienza dei ricercatori stranieri. Saranno inoltre aumentate le posizioni da ricercatore a tempo determinato tenure track, per favorire il ricambio generazionale.
Università e territorio: il progetto delle Officine del sapere
Il Piano punta anche a rafforzare il ruolo dell’Ateneo come motore di sviluppo regionale.
Tra i progetti previsti ci sono le “Officine del sapere”, spazi aperti di collaborazione tra università, imprese, istituzioni e comunità locali, e il potenziamento del Lab Village come ecosistema di innovazione condivisa. Saranno inoltre sviluppati il Campus Biomedico, l’Azienda agraria universitaria “Antonio Servadei” e le strutture legate al lascito Maseri come luoghi di incontro tra ricerca, imprese e sistema sanitario.
Invecchiamento della popolazione e nuove sfide sanitarie
Il Piano affronta anche il tema dell’invecchiamento della popolazione attraverso il concetto di active aging.
L’obiettivo è integrare ricerca, formazione sanitaria e collaborazione con il sistema regionale per sviluppare modelli di cura più vicini alla persona, rafforzare la comunicazione tra operatori e pazienti e promuovere l’invecchiamento in salute.
Il percorso partecipato e le nuove infrastrutture
Il documento è il risultato di un percorso iniziato nel dicembre 2025 e coordinato dal delegato dell’Ateneo per le risorse e la pianificazione strategica.
Alla sua elaborazione hanno partecipato delegati di area, direttori dei dipartimenti, commissioni, strutture tecniche e amministrative, oltre ai rappresentanti degli studenti e ai principali interlocutori esterni, tra cui Regione Friuli Venezia Giulia, Ardis, Fondazione Friuli, Comuni sede dell’Ateneo e Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale.
Sul fronte delle infrastrutture saranno rafforzati gli spazi per la ricerca, la didattica innovativa e i servizi agli studenti. Il modello Lab Village sarà esteso anche a Pordenone, Gemona e Gorizia, mentre verranno sviluppati nuovi spazi per studio, socialità, attività sportive e imprenditorialità giovanile.
La cooperazione come leva per il futuro
L’Università di Udine punta infine sulla collaborazione con altre realtà accademiche e istituzionali, in Italia e all’estero.
“In un momento storico segnato da forti tensioni geopolitiche, l’Università di Udine riafferma la cooperazione scientifica e culturale globale come uno strumento fondamentale di dialogo, inclusione e progresso per affrontare insieme le grandi sfide del futuro”, ha concluso Montanari.
L’obiettivo del Piano 2026-2028 è costruire un Ateneo sempre più connesso con il territorio, capace di trattenere talenti e di accompagnare il Friuli Venezia Giulia nelle trasformazioni dei prossimi anni.
