Salute mentale, Udine sale in cattedra: l’ambulatorio per i giovani modello europeo

C’è un’eccellenza tutta friulana che ha appena conquistato l’Europa: si tratta dell’ambulatorio PRIMA di ASUFC, un servizio dedicato alla salute mentale dei giovani che è stato ufficialmente scelto dalla task force europea come modello di riferimento.

Il merito risiede nella sua capacità di gestire i “percorsi di transizione”: quel momento delicatissimo in cui un giovane paziente smette di essere seguito dai servizi per minori e deve passare a quelli per adulti, una fase dove spesso le cure si interrompono con gravi rischi per la salute.

Un ponte multidisciplinare per non lasciare nessuno indietro

Il progetto, il cui nome completo è PRecocity of Intervention in Adolescent Medicine, è nato nel novembre 2021 con una missione precisa: intercettare il disagio psicologico tra i 16 e i 35 anni. È questa la fascia d’età considerata ad altissimo rischio per la comparsa di disturbi psichiatrici. L’ambulatorio PRIMA agisce come un punto di accesso “intermedio”, garantendo la continuità assistenziale.

Attraverso un approccio centrato sulla persona, il servizio offre valutazioni cliniche, interventi psicologici e farmacologici per affrontare sintomi come ansia, disturbi dell’umore e del sonno. Svolge inoltre un ruolo cruciale nell’orientamento verso percorsi specifici, come quelli per i disturbi alimentari, del neurosviluppo o per il rischio psicotico, garantendo poi il follow-up necessario all’interno della struttura stessa.

Le radici del successo udinese: “Un percorso che nasce da lontano”

Dietro questo traguardo internazionale c’è un lavoro di programmazione partito ben prima dell’inaugurazione dell’ambulatorio. Il professor Marco Colizzi, direttore della Clinica Psichiatrica, sottolinea l’importanza della visione strategica: “Si tratta di un riconoscimento straordinario, quasi sorprendente, ma che nasce da lontano: i primi lavori di riflessione sulla strutturazione di questi servizi risalgono al 2019-2020

“Grazie alla Direzione di ASUFC e del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze è stato costruito a Udine l’ambulatorio dedicato alla transizione che con queste premesse ha permesso di esplorare diversi elementi chiave di questo processo: dal servizio inviante ai trattamenti pregressi, dalle eventuali diagnosi (incluse quelle riconducibili ai disturbi del neurosviluppo) alle esperienze scolastiche e di trauma, fino ai bisogni in ingresso, agli esiti in uscita e a molti altri aspetti rilevanti. Tra questi, anche la durata di malattia non trattata, che risulta ridotta rispetto alle medie attese, ma che continua comunque a segnalare un gap significativo tra i servizi per minori e quelli per adulti“.

I numeri del servizio: accesso libero per oltre 200 ragazzi

La forza dell’ambulatorio sta anche nell’abbattimento delle barriere burocratiche: per accedere non serve l’impegnativa del medico. Dalla sua apertura a oggi, sono stati oltre 200 i giovani che hanno usufruito del servizio.

Analizzando i dati, emerge un quadro sociale chiaro: un paziente su due ha meno di 20 anni. Il 25% dei ragazzi arriva su invio del medico di medicina generale, mentre un altro 25% decide di accedere in totale autonomia. Per la stragrande maggioranza dei pazienti (il 90%), l’ambulatorio PRIMA rappresenta il primo contatto assoluto con un servizio per adulti. Inoltre, un paziente su tre presenta un disturbo del neurosviluppo, come autismo o ADHD.

Sguardo al futuro: investire sulle nuove generazioni

Il riconoscimento europeo non è però considerato un punto di arrivo, ma una base su cui costruire nuove soluzioni per i giovani del territorio. Il lavoro clinico deve continuare a evolversi per colmare definitivamente le distanze tra i diversi settori della sanità mentale. “Sicuramente il riconoscimento è frutto di un ottimo lavoro che stiamo portando avanti – conclude il prof. Colizzi – ma resta ancora molto da approfondire: è sempre più evidente quanto sia importante continuare a investire e guardare in questa direzione per il futuro della salute mentale“.

Il professor Marco Colizzi