La collezione privata di Toni Menossi, pittore udinese scomparso prematuramente a soli quarant’anni, entra ufficialmente nel patrimonio della Fondazione Friuli. Si tratta di 52 opere, tra oli su tela, acqueforti e carboncini, donate dalla famiglia dell’artista all’ente filantropico per garantirne conservazione e valorizzazione.
Un gesto che apre anche la strada a un importante appuntamento: nel 2027, in occasione del centenario della nascita, è già in programma una mostra antologica dedicata al pittore.
Il dono della famiglia Menossi
A firmare la donazione è la figlia dell’artista, Massimiliana Menossi, che ha voluto affidare le opere alla Fondazione come custode naturale dell’eredità del padre. “Mio padre era legato alla sua terra e alla sua comunità e la Fondazione Friuli è il miglior custode delle sue opere” ha dichiarato.
La collezione comprende paesaggi, nature morte, ritratti e soggetti sacri, un corpus che attraversa tutta la breve ma intensa carriera dell’artista.
Il ricordo e il valore dell’opera
“Siamo riconoscenti alla famiglia che ha visto nella nostra Fondazione un valido custode dell’eredità artistica di Toni Menossi – commenta il presidente Bruno Malattia –. Le sue opere vanno ad arricchire un patrimonio cresciuto in 34 anni di vita dell’ente e già molto ampio, che siamo costantemente impegnati a conservare e valorizzare anche con le istituzioni culturali del nostro territorio”
“Cantore di una friulanità istintiva” lo definì il critico d’arte Licio Damiani, “Menossi è un artista da riscoprire per la sua sincerità, per la sapienza tecnica e la capacità di innovare il modo di guardare al paesaggio e alle sue radici naturalistiche”, commenta oggi la storica dell’arte Francesca Venuto.
Una vita tra arte e Friuli
Nato nel 1927 nella periferia di Udine, Menossi cresce in un contesto segnato dal dopoguerra e dalla trasformazione sociale della città. Dopo l’esperienza nella Resistenza con la X Brigata partigiana Osoppo, si diploma come perito edile, ma prosegue la formazione artistica al Liceo Artistico di Venezia.
Ventenne e già conosciuto nell’ambiente udinese, partecipò nel 1947 alla rassegna udinese nella Loggia del Lionello insieme a personalità già affermate come Afro e Dino Basaldella, Zigaina, Anzil, Pittino, Mitri, oltre ai suoi amici poco più anziani, Toso e Tavagnacco. Nel clima intenso di quegli anni condivise l’esperienza del Circolo Artistico friulano, con opere di consistenza volumetrica e sintesi colore-luce, nel segno di un proprio neorealismo, ma temperato sia nell’attività pittorica sia nell’esperienza grafica.
Per i suoi risultati di qualità fu anche segnalato da Italo Zannier, ideatore del rinnovamento della fotografia friulana neorealista. Menossi è stato partecipe della vita culturale e agli eventi sociali della vita cittadina, spesso a scopo benefico, per la generosità che tutti gli riconoscevano.
Dipinse, ad esempio, le scenografie per le feste popolari dell’epoca e per i momenti di svago popolare, come i ‘Baracconi’ delle giostre del 1949. Di lui, poi, si possono citare la serie “Colomberis e toratis”, tipici elementi dell’architettura rurale, e quella coi ritratti degli anziani ospiti della casa di riposo, volti di un Friuli che stava scomparendo.
L’eredità culturale
Menossi muore improvvisamente nel pieno della sua attività, lasciando un percorso interrotto ma già riconosciuto nel panorama artistico regionale. La sua memoria viene raccolta dagli amici e dal Circolo Artistico che porta il suo nome, mentre il Comune di Udine gli ha intitolato l’auditorium di via San Pietro.
Le opere donate provengono dalla collezione conservata fino a oggi nella casa di famiglia e custodita dalla moglie, Antonietta Manzo, che ha scelto di affidarla alla Fondazione Friuli per renderla accessibile al pubblico.
E così è già stato programmato per l’anno prossimo, in occasione dei cent’anni dalla nascita dell’artista: il 18 marzo del 2027 negli spazi espositivi di palazzo Antonini-Stringher, a cura del Centro Friulano Arti Plastiche diretto da Bernardino Pittino, figlio di Fred, caro amico del pittore, sarà inaugurata una rassegna antologica appunto con i quadri donati.
