Omicidio di Bicinicco, chiesto l’ergastolo per Silvia Comello. Per la difesa totale incapacità di intendere e volere

In aula ricostruzioni opposte sull’omicidio di Bicinicco: per il pm era lucida, per la difesa totalmente incapace di intendere e volere.

Richiesta di ergastolo per Silvia Comello nel processo per l’omicidio di Stefano Iurigh, avvenuto nel maggio 2024 a Bicinicco. Nella sua requisitoria il pubblico ministero ha sostenuto che la 45enne sia pienamente imputabile per omicidio volontario aggravato e vilipendio di cadavere, chiedendo alla Corte d’Assise la condanna all’ergastolo.

La ricostruzione dell’accusa: “Dolo d’impeto”

Secondo la Procura, Comello avrebbe agito con “dolo d’impeto”, decidendo di colpire all’improvviso dopo essersi sentita presa in giro dalla vittima in merito alla qualità della cocaina acquistata poco prima con il proprio denaro. Chiesto anche il riconoscimento di diverse aggravanti: la crudeltà, la minorata difesa – sostenendo che Iurigh fosse ancora vivo quando è stato colpito – e i futili motivi.

Secondo l’accusa, il racconto di Comello sarebbe stato lineare e privo di contraddizioni sostanziali, elemento che per la Procura confermerebbe la sua piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Alla richiesta di condanna si è associata anche la parte civile. L’avvocato Elisa Puntil, che rappresenta la figlia minore della vittima, ha chiesto un risarcimento di 200mila euro per i danni morali e patrimoniali derivanti dalla morte del padre.

La difesa: “Totale incapacità di intendere e volere”

Di segno opposto la linea difensiva dell’avvocato Irene Lenarduzzi, che ha chiesto l’assoluzione per totale incapacità di intendere e volere. Secondo la difesa, il giorno dell’omicidio la donna – in cura da anni per scompensi psicotici con visioni mistiche religiose – avrebbe avuto un episodio delirante, slatentizzato dall’assunzione di stupefacenti. In passato, ha ricordato l’avvocato, avrebbe già tentato di accoltellare una compagna di stanza perché convinta che fosse il demonio.

Nel secondo interrogatorio, Comello avrebbe ammesso la rabbia per la questione della droga, ma avrebbe spiegato di aver colpito Iurigh perché lo vedeva come “Lucifero”. Elementi che, per la difesa, dimostrerebbero un quadro patologico grave.

La difesa ha inoltre sollevato un ulteriore punto: non vi sarebbe certezza che sia stata Comello a causare la morte di Iurigh. Secondo questa tesi, la donna potrebbe essersi resa responsabile soltanto del vilipendio di cadavere, intervenendo quando la vittima era già deceduta a causa del metadone assunto.

Gli elementi raccolti sul corpo e sulla scena, sostiene la difesa, sarebbero compatibili anche con questa ricostruzione alternativa.