Le indagini sull’omicidio di Porcia: la donna avrebbe trovato un dispositivo Gps nascosto nella sua auto.
La tragedia di Porcia sarebbe maturata dentro un clima familiare segnato da controlli, gelosia e tensioni crescenti, fino all’episodio che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe fatto precipitare tutto: la scoperta di un AirTag, un dispositivo Gps nascosto nell’auto della donna. Da quel momento la discussione sarebbe degenerata, fino all’aggressione costata la vita a Marius Adrian Dorobantu, 59 anni, intervenuto per proteggere la figlia dall’ex compagno.
Per l’omicidio resta in carcere Fabrizio Barberini, 50 anni, accusato di omicidio volontario. Il gip ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare, mentre le indagini continuano a ricostruire il quadro di una relazione che, stando a quanto emerso, sarebbe stata segnata da anni di pressioni e maltrattamenti.
Il dispositivo nascosto nell’auto
La mattina del 29 maggio la donna avrebbe ricevuto sul telefono una segnalazione sulla presenza di un localizzatore. Il dispositivo, nascosto nel bagagliaio dell’auto che utilizzava, sarebbe stato poi individuato e recuperato. Una scoperta che avrebbe confermato i timori della donna, da tempo intenzionata a chiudere la relazione e a costruirsi una nuova autonomia.
Secondo quanto ricostruito, lei avrebbe detto all’ex compagno di voler parlare con un avvocato e di essere pronta a denunciarlo. In quel momento la tensione sarebbe salita rapidamente. Il padre, presente in casa, avrebbe sentito le urla ed è intervenuto, invitando la figlia a chiamare i carabinieri e mettendosi fisicamente tra lei e Barberini.
Marius era arrivato per proteggere la figlia
Marius Adrian Dorobantu si era trasferito dalla Romania per stare vicino alla figlia e aiutarla con i bambini. Ma la sua presenza, negli ultimi mesi, avrebbe assunto anche un altro significato: proteggerla in una fase sempre più difficile della separazione. L’uomo avrebbe confidato alla moglie di essere preoccupato per la situazione e di temere che potesse accadere qualcosa di grave.
Quel giorno, secondo la ricostruzione, avrebbe fatto esattamente ciò che aveva promesso: si sarebbe frapposto tra la figlia e l’ex compagno, tentando di impedirgli di avvicinarsi a lei. Da lì la lite sarebbe proseguita anche dentro casa, con insulti, minacce e un’escalation sempre più violenta.
L’aggressione e la chiamata al 112
Nel salotto dell’abitazione, Marius si trovava sul divano mentre era in videochiamata con la moglie e le stava raccontando quanto accaduto dopo la scoperta del Gps. La tensione, però, non si sarebbe placata. Barberini avrebbe continuato a insultarlo e a provocarlo, accusando anche la famiglia della compagna di volerlo danneggiare economicamente.
Poco dopo, la donna sarebbe stata richiamata da uno dei figli e avrebbe raggiunto la stanza. Qui avrebbe visto l’ex compagno dietro al padre, nel tentativo di colpirlo alla testa con una bottiglia. Nel cercare di fermarlo, sarebbe stata a sua volta colpita alla nuca.
Marius sarebbe poi riuscito a uscire in giardino per chiedere aiuto, inseguito dall’aggressore. La donna, nel frattempo, si sarebbe barricata in bagno con i figli e avrebbe chiamato il 112. Agli operatori avrebbe raccontato quanto stava accadendo, mentre l’uomo, secondo quanto riportato negli atti, avrebbe cercato di sfondare la porta del bagno. La paura, riferita dalla donna, era che volesse raggiungere lei e i bambini.
All’arrivo delle forze dell’ordine, la donna e i figli erano ancora chiusi nel bagno. Fuori dall’abitazione, invece, Marius si era accasciato a terra. I soccorsi hanno tentato di rianimarlo, ma per lui non c’è stato nulla da fare.
