Processo Natisone, il racconto del vigile del fuoco: “Ho salutato i miei figli e mi sono buttato”

La testimonianza del soccorritore durante il processo per la morte di Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar. “La corrente era fortissima, condizioni mai viste in 30 anni di servizio”

Sono passati oltre due anni dalla tragedia del Natisone, ma quei minuti restano impressi nella memoria di chi ha provato a salvare tre giovani trascinati dalla piena. In aula, davanti ai giudici di Udine, il vigile del fuoco Alex Hlede ha ripercorso il momento in cui decise di entrare nel fiume nel tentativo di recuperarli.

Ho salutato i miei figli e mi sono buttato, cercando di salvare quelli degli altri“, ha raccontato il soccorritore con emozione, ricordando il tentativo di raggiungere Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, travolti dalla corrente sotto il Ponte Romano di Premariacco il 31 maggio 2024.

Hlede ha descritto una scena drammatica, con una corrente violentissima e detriti trascinati dall’acqua. “Condizioni mai viste in trent’anni di servizio“, ha spiegato, raccontando la difficoltà di muoversi in un fiume trasformato in pochi minuti in una trappola.

La corsa contro il tempo nella piena del Natisone

Quel giorno il vigile del fuoco era l’unico operatore abilitato a entrare in acqua in quelle condizioni estreme. La decisione di tentare il salvataggio arrivò mentre la situazione stava rapidamente peggiorando e il livello del fiume continuava a salire.

Nutrivo comunque la speranza di poter raggiungere i ragazzi“, ha ricordato Hlede davanti ai giudici. Un tentativo reso difficilissimo dalla forza della corrente e dalla presenza di materiale trascinato dall’acqua.

Nel corso della testimonianza il vigile del fuoco ha raccontato anche il momento in cui si rese conto che raggiungere i tre giovani sarebbe stato impossibile. “Ero in acqua e quando le forze cominciavano a cedere mi sono girato e ho intravisto i ragazzi. Sono rimasto pietrificato: lì ho capito che non sarei mai riuscito a raggiungerli, avevano l’acqua fino al bacino. L’innalzamento è stato molto rapido”.

Il processo sulla gestione dei soccorsi

Nel procedimento per la morte dei tre giovani sono imputati tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores, con l’accusa di omicidio colposo. Al centro del processo ci sono le decisioni prese durante le fasi dei soccorsi e, in particolare, le modalità di attivazione dei mezzi di emergenza e il coordinamento tra le diverse sale operative.

Secondo la ricostruzione della Procura, uno degli aspetti contestati riguarda il mancato immediato coinvolgimento del servizio di elisoccorso della Sores, mentre è stato attivato il velivolo dei vigili del fuoco Drago, decollato da Venezia. L’accusa contesta inoltre le modalità di comunicazione tra gli operatori, sostenendo che per l’attivazione dell’elisoccorso avrebbe dovuto essere utilizzata una linea di emergenza dedicata.